giovedì 23 dicembre 2010

Doverano i 35 deputati del PD assenti al momento del voto di sfiducia a Calderoli?

Credo che debbano giustificare la loro assenza. Se non hanno tempo per andare in Parlamento se ne stiano a casa e lascino il posto a chi ha voglia di lavorare e fare opposizione veramente

sabato 4 dicembre 2010

Il Sistema Sanitario Nazionale pubblico esiste ancora?

Durante l'anno 2009, la spesa farmaceutica totale, pubblica e privata, attraverso le farmacie convenzionate della Regione Veneto è stata di 1.406 milioni di € (dati al prezzo al pubblico), il 70,0% dei quali per farmaci di fascia A, il 17,2% per farmaci di fascia C con obbligo di prescrizione, il 9,3% per i farmaci da banco e il 3,5% per altri farmaci. La spesa per farmaci di fascia A è stata di 985 milioni di €, di cui il 92,9% SSN e il rimanente 7,1% come acquisto privato. Nella spesa lorda per farmaci di fascia A SSN (915 milioni di €), la spesa netta rappresenta l'84,5%, il contributo del cittadino il 9,3% (6,2% come quota fissa e 3,1% come differenza rispetto al prezzo di riferimento per i farmaci equivalenti) e lo sconto a carico delle farmacie il 6,2%. Complessivamente, della spesa farmaceutica totale attraverso le farmacie convenzionate della Regione Veneto (1.406 milioni di €), il Servizio Sanitario Regionale si è fatto carico di 773 milioni di € (55%) e i cittadini di 577 milioni di € (41%). I rimanenti 56 milioni di € rappresentano lo sconto praticato dalle farmacie (4%).
Rispetto all'anno 2008 la spesa farmaceutica totale è aumentata dell'1,9%: tra le sue componenti, aumenta la spesa lorda per farmaci di fascia A SSN (+2,9%), per farmaci di fascia C con ricetta (+3,0%) (+2,2%), mentre diminuisce in maniera importante l'acquisto privato di farmaci di fascia A (-12,0%). Le uniche Aziende ULSS in cui aumenta l'acquisto privato di farmaci di fascia A sono Thiene e Pieve di Soligo.
Il documento ufficiale da cui sono stati tratti i dati è il report stilato dall'ULSS 20 per conto della Regione Veneto in base alle prescrizioni dei medici di medicina generale.
http://uif.ulss20.verona.it/com/mod/upload/29-anno06vs05.pdf

I farmaci di fascia A rappresentano la categoria dei farmaci considerati "essenziali". Leggendo questi dati rilasciati dalla Regione Veneto e altri dati pubblicati dall'ISTAT, si è rafforzata la mia convinzione di non essere probabilmente lontano quando affermo (assieme a tanti altri) che il SSN universale e solidale che abbiamo conosciuto e difeso sia stato smantellato e oramai prossimo alla morte. Infatti:
1. oltre il 40% della spesa farmaceutica è sostenuta direttamente dai cittadini veneti; in pratica ogni 10 euro spesi per farmaci in Veneto 4 escono direttamente dalla tasca dei cittadini. Cos'è questo se non mettere le mani nelle tasche dei Veneti?
2. Da un anno all'altro la spesa privata per farmaci di fascia A ("essenziali") è diminuita del 12%, con le due uniche eccezioni di Thiene e Pieve di Soligo.
Non c'entrerà mica la crisi che costringe le famiglie a ridurre la spesa anche per i farmaci essenziali? Ne discende che, anche in Veneto, chi sta meglio potrà continuare a pagarsi i farmaci essenziali che le ULSS non gli passano più.
Probabilmente non è un caso che le due ULSS in cui la spesa privata per farmaci non è diminuita siano anche, storicamente, fra quelle considerate più virtuose, almeno da un punto di vista prettamente economicistico, in quanto sono fra quelle che spendono di meno per fornire i farmaci ai propri cittadini.

lunedì 29 novembre 2010

PER UN FUTURO LIBERO DA OGM

La Commissione europea ha da poco autorizzato la coltivazione di un OGM in Europa, per la prima volta da 12 anni, ignorando le preoccupazioni dell'opinione pubblica. Firmato la petizione promossa da Greenpeace, Avaaz e Friends of the Earth per chiedere una moratoria sull'introduzione degli OGM in Europa. Con un milione di firme i cittadini europei possono presentare una richiesta ufficiale alla Commissione europea.

mercoledì 17 novembre 2010

Rinvio a giudizio per la “ Marlane Marzotto “ Dopo 10 anni ritorna il processo per danni ambientali di Stefano Federici

107 persone decedute per tumore, molte altre ammalate, un territorio devastato ed inquinato, questo quanto lasciato a Praia a Mare ed alla sua popolazione dalla Marlane Marzotto di Valdagno (Vi) chiusa nel 2004.

Ci sono voluti oltre 10 anni di lotte dei lavoratori e del sindacato Slai-cobas, unico sindacato che li difende e che si è anche costituito parte civile, per arrivare, dopo 4 mesi e 6 udienze preliminari, al rinvio a giudizio per omicidio plurimo per inosservanza delle regole antinfortunistiche e disastro esterno (ambientale) ed interno per la mancata tutela dei lavoratori.

Venerdì 12 novembre nel tribunale di Paola, p.m. Antonella Lauri e Gup Salvatore Carpino, sono stati rinviati a giudizio Pietro Marzotto (cav. del lavoro già conte di Valdagno e presidente dell’Associazione Industriali di Vicenza), Silvano Storer (ex a.d. del gruppo), Jean de Jaegher (consigliere dell’ Associazione Europea delle Industrie Tessili e presidente della Marzotto USA dal ’95 al ’98), Lorenzo Bosetti (ex-sindaco di Valdagno e consigliere delegato e vicepresidente della Lanerossi), Vincenzo Benincasa, Salvatore Cristallino, Ivo Comegna, Carlo Lomonaco (ex-responsabile tintoria e sindaco di Praia), Giuseppe Ferrari, Lamberto Priori, Ernesto Emilio Fugazzola, Antonio Favrin (vicepresidente vicario della Confindustria Veneta) e Attilio Rausse, difesi da un collegio bipartisan comprendente Niccolò Ghedini (PDL), Guido Calvi (PD) e Giuliano Pisapia (Sel e prossimo candidato sindaco a Milano per la sinistra).

L’azienda fu fondata negli anni ’50 dal conte Rivetti e produceva tessuti, per lo più divise militari. I reparti erano divisi tra loro da mura.

Poi nel 1969 passò nelle mani dell’ Eni – Lanerossi e, successivamente, nel 1987, al gruppo Marzotto per 173 miliardi di lire. Per i 200 lavoratori espulsi, la finanziaria dell’Eni mise a disposizione, per ognuno di loro, 44 milioni per una riallocazione occupazionale mai avvenuta.

La fabbrica, appena gestita dalla Lanerossi, tolse le mura divisorie e così divenne tutto un ambiente unico in cui convergevano tessitura e orditura, filatura e tintoria e così i fumi provenienti dalle sostanze chimiche della coloritura si espandevano ovunque.
Non c’erano aspiratori funzionanti e gli operai gettavano i coloranti in vasche aperte senza alcuna protezione. Nella fabbrica c’era anche l’amianto presente nelle pastiglie dei freni dei telai, che, consumandosi, emettevano polveri respirate da tutti.
A fine giornata veniva “donata” una busta di latte ad ogni lavoratore, unico rimedio ai veleni respirati durante tutto il turno di lavoro. Nel 1996 la tintoria veniva chiusa.
I danni sembrano anche estesi all’ambiente circostante. Dietro la Marlane Marzotto ci sono scavi in cui sono stati rinvenuti rifiuti tossici.

Le parole di Mara Malavenda, dirigente nazionale dello Slai-cobas che, insieme allo studio dell’avvocato Senatore di Napoli e all’avv. Natalia Branda di Diamante, hanno lottato insieme ai lavoratori, sono la sintesi migliore di quanto sia stato difficile ottenere questo primo risultato:

“Nel trentennale silenzio, ancora incombente, delle istituzioni preposte al controllo della salute in fabbrica e del territorio, (sindacati confederali e partiti di centrodestra, centrosinistra, e media collegati), oggi la Marlane Marzotto è sotto processo… le gravi colpe aziendali e le inquietanti relazioni di complicità di chi, preposto alla tutela dei lavoratori, ha invece ‘tutelato’ l’illecito comportamento aziendale e consentito la strage e l'irreparabile disastro ambientale, mentre è ancora in atto lo stillicidio dei morti e dei malati di cancro ad anni dalla chiusura degli impianti.

Bisogna impedire il tentativo strisciante di ammorbidire il processo a favore della Marzotto ed a discapito dei lavoratori. È inquietante che invece di costituirsi come d’obbligo parte civile il Ministero dell’Ambiente, la Regione Calabria, la Provincia di Cosenza, e lo stesso Comune di Praia a Mare (col sindaco indagato), continuino a sottrarsi alla difesa dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente!

Ma come aspettare qualcosa di diverso quando tra gli avvocati di parte aziendale che hanno puntato alla prescrizione dei reati troviamo Giuliano Pisapia, di Rifondazione comunista e candidato sindaco a Milano nelle prossime amministrative?!

Forse perché a lor vedere la nomenclatura dei nomi ‘eccellenti’ tra i 14 indagati a vario titolo è più importante delle centinaia di lavoratori morti ammazzati o ammalati di cancro?! Ma come lavoratori sappiamo di avere le spalle larghe e di dover contare solo ed innanzitutto sulle nostre forze: come lavoratori e Slai-cobas abbiamo trascinato la Marzotto in Tribunale e sappiamo che, per avere ‘giustizia’, dobbiamo continuare così ”.
16/11/2010

domenica 14 novembre 2010

Noi non celebriamo l'unità d'Italia, ma ricordiamo...

Diario di Rocco Biondi - Blog: Noi non celebriamo l'unità d'Italia, ma ricordiamo...: "Noi meridionali non celebriamo, né possiamo celebrare, nessuna unità d'Italia. Ricordiamo fatti e misfatti che portarono a quell'unità, real..."

Rapporto ecomafie legambiente. Il Veneto secondo nel ciclo illegale dei rifiuti. Forza Zaja, ancora un piccolo sforzo ed i Veneti saranno primi,

Dal rapporto ecomafie di Legambiente emergono dati allarmanti: ogni anno sparisce una montagna di rifiuti alta 2000 metri. Milioni di tonnellate di rifiuti speciali sono smaltiti in modo illegale. Reati, denunce e sequestri non bastano a fermare l’ illegalità. Nel 2007 i numeri dell’illegalità ambientale sono cresciuti: 18,4 miliardi il giro d’ affari dei crimini ambientali in Italia; 4800 i reati per smaltimento illegale dei rifiuti; 103 le indagini sul traffico di rifiuti in Italia e con l’ estero; 2196 le persone denunciate; 520 le aziende coinvolte nel traffico di rifiuti; salgono a +27% i reati ambientali; 9074 i sequestri effettuati per crimini ambientali; 28000 le case abusive costruite nel 2007; 225000 gli ettari di bosco bruciati; 7,5 milioni le tonnellate di anidride carbonica prodotte dai roghi degli alberi. Questi i dati del rapporto sulle ecomafie diffuso da Legambiente. Una montagna di rifiuti alta una volta e mezzo il Vesuvio sparisce nel nulla ogni anno. Si verificano circa 83 crimini ambientali al giorno, tre ogni ora, 30124 in tutto. I reati accertati dalle forze dell’ ordine nel 2007 per violazione della normativa sui rifiuti sono stati oltre 4800, il 36% dei quali commessi nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa: Campania, Calabria, Puglia, Sicilia. In totale le violazioni della legge sull’ambiente sono state 30124 , il 27% in più rispetto al 2006. La buona notizia è che aumentano anche le persone denunciate (22069, il 9,7% in più) e i sequestri (9074, cioè +19% rispetto al 2006), mentre il fatturato dei clan dell’ecomafia è diminuito di 4 miliardi di euro rispetto al 2006. A Napoli arrivano rifiuti tossici altamente pericolosi dalle industrie del nord con il coinvolgimento della Camorra. La Campania è prima per reati ambientali nella classifica dell’ illegalità redatta da Legambiente, seguita dalla Calabria. In queste due regioni si concentra il 30% degli illeciti ambientali individuati in tutta Italia. Ma l’ ecomafia non colpisce solo il Sud, ma anche Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto. Proprio il Veneto, poi, si classifica secondo, dopo la Campania, nel ciclo illegale dei rifiuti. La Puglia mantiene il terzo posto.

La Direzione nazionale antimafia segnala che nel ciclo illegale dei rifiuti Cosa Nostra si affianca alla Camorra, e che nel clan dei Casalesi emerge una multifunzionalità che spazia dal business dei rifiuti al ciclo del cemento, dall’ agricoltura al racket degli animali.
Non ci sono zone franche. Si calcola che per ogni euro che le ecomafie guadagnano, lo Stato ne perde dieci.
Per quantificare: secondo rilevazioni del Corpo Forestale, la regione con il più alto numero di discariche abusive scoperte è la Puglia: 599. Seguono la Lombardia, con 541; e la Calabria con 447. Più in generale: nel Nord d’ Italia le discariche abusive sono oltre millesettecento. Oltre alla quantità, contano anche le superfici che le discariche abusive occupano: solo nel Veneto oltre 5 milioni di metri quadrati. Per cui, numericamente in Veneto le discariche abusive non sono tante; in compenso sono tutte molto grandi, e concentrate nell’area di Mestre. Inoltre, questi dati dimostrano come il fenomeno non conosca differenze di rilievo tra Nord, Centro e Sud del Paese.
Nel foggiano, in particolare, vengono scaricati illegalmente nei terreni agricoli i rifiuti prodotti dal Centro Nord: scorie spesso spacciate per compost. E proprio nel foggiano i carabinieri del Noe hanno scoperto una discarica abusiva da 500mila tonnellate: alcuni imprenditori scaricavano vicino ad un fiume rifiuti pericolosi; sono scattati 12 arresti.
Dovevano ampliare la discarica di Deliceto, nel foggiano, invece hanno buttato mezzo milione di tonnellate di rifiuti (dieci volte quelli di Napoli) in una discarica abusiva sulle rive del fiume Cervaro che è stato inquinato e persino deviato. Nove le società coinvolte, cento gli indagati. L’ attività illegale avrebbe fatto risparmiare all’ Agecos, ditta gestita da Rocco Bonassina (39 anni), uno degli arrestati, i due milioni e mezzo di euro necessari a smaltire legalmente i rifiuti. Il danno ambientale ammonta a 315 milioni di euro.

martedì 9 novembre 2010

Bersani ha perso il treno per la stazione Leopolda e, purtroppo, anche quello per diventare finalmente il vero leader del PD

Io alla stazione Leopolda c’ero e non mi sono annoiato,nemmeno per un momento

Non mi sono annoiato, cosa che mi succede ogni tanto quando sento Bersani o qualche altro VIP del nostro e di altri partiti, nemmeno dopo aver ascoltato per otto ore di fila un centinaio di persone che si sono succedute con ritmo incalzante a resentare le loro proposte ed esperienze del fisco.
Per usar una felice espressione di Pippo Civati, i convenuti alla stazione Leopolda sono gli unici a non aver mai dichiarato di voler uscire dal PD o di minacciare di fare una nuova corrente. Nei tre giorni della convenscion fiorentina magistralmente organizzata non ho mai sentito una parola di divisione, nessuno degli intervenuti che abbia incitato ad uscire dal partito o a fondare una nuova corrente di rottamatori o altre sciocchezze del genere. E dire che c’erano 6800 democratici registrati, mai vista tanta gente, nemmeno in quei megacongressi internazionali sponsorizzati dalla case farmaceutiche ai quali ogni tanto mi capita di partecipare. Tutta gente autoconvocata, che ha pagato di tasca propria le spese di soggiorno e viaggio e, ha dovuto lasciare anche un fiorino per contribuire alle spese (parafrasando la famosa scena del film di Benigni e Troisi, Non ci resta che piangere). Altre 25000 erano collegate via internet.

Che la riunione sarebbe stata una manifestazione d’amore per il PD, un tentativo (l’ultimo?) di fare in modo che questo partito nuovo finalmente prendeese vigore, era già chiaro a tutti dal “manifesto” del “movimento” con il quale gli ideatori dell’iniziativa chiamavano a partecipare e ad inviare i contributi fin dai primi mesi di quest’anno “…"Oltre" non è una corrente, né una componente, né una mozione, ma un contratto a progetto, della durata di tre mesi, che vede coinvolte tutte le persone che hanno a cuore il futuro del Paese e del PD.
Non ha a cuore le fondazioni, ma le fondamenta da cui ripartire per rilanciare il PD. Questo contratto impegna a non prendere in considerazione le vicende interne del partito, ma a prendere in considerazione esclusivamente i progetti e le proposte da fare al Paese.”
Per chi critica senza esserci stato, per chi vuole vedere se dalla tre giorni fiorentini sono uscite delle proposte concrete o solo vacue parole di gente ansiosa solo di mettrsi in mostra e di conquistare le scene vi consiglio questo indirizzo http://www.facebook.com/pages/Prossima-fermata-Italia/155050697864022
Qui potete leggere la Carta di Firenze http://www.andiamooltre.it/firenze/ultime/carta-di-firenze.html
Su radio radicale potete riascoltare e rivedere i video di tutta la manifestazione. Cosa potrei consigliarvi? L’intervento di Sergio staino (Bobo il vignettista dell’Unità) quello di Ivan Scalfarotto (mi ha fatto accapponare la pelle, è stato accolto con quello di Bobo da una standing ovation e da un vero e proprio boato) ; quello di Sandra Bonsanti, del Sindaco di Bari Emiliano (sarebbe stato bello se Bersani fosse venuto qui e se avesse fuso l’assemblea dei circoli con quest’assemblea qui) http://www.radioradicale.it/searchx/www?scope=1&query=leopolda&groups=22,21,24
Gli interventi di tanti amministratori del Nord che realizzono ogni giorno, nei fatti, il programma del vero PD (integrazione degli immigrati a Torino nel quartiere San Salvario, per esempio, roba da paesi civili e non da trogloditi come le risposte delle Lega o di Rosarno) o del sindaco lombardo che ha sospeso la cementificazione dei suoli del suo comune ed è stato rieletto con il 70% dei voti); o dei tanti sindaci della Campania che sfidando la camorra e a rischio della propria pelle, sono ai vertici della raccolta differenziata e dei comuni vituosi).
Avrei voluto farvi ascoltare anche quello di Bersani (il segretario del PD, non del cantante) ma non è pervenuto. Mi dicono che non abbia accolto i pressanti inviti fattigli da molti perchè fosse presente a Firenze. Peccato, se fosse venuto, la vecchia stazione dìsarebbe probabilmente venuta già per gli applausi ed i boati di gioia dei presenti. Non venendo non ha preso il treno per la stazione Leopolda, e nemmeno quello per diventare il vero leader del PD.

lunedì 1 novembre 2010

Il Canada dichiara ufficialmente il bisfenolo una sostanza tossica per la salute umana

Il bisfenolo è una sostanza chimica di cu  si prodicolono ogni anno olte due miliardi di tonnellate, di cui almeno 800.000 sono pti riversate nell'ambiente. In oltre il 90% delle persone comuni si trovano quantità variabili di questa sostanza che si accumula nel grasso e può rimanere a lungo nel corpo, se no per sempre. In pratica, non è eliminabile dal corpo anche perché ne veniamo a contatto ogni giorno, più volte al giorno, essendo usata per produrre i  policarbonati della plastica (quindi la troviamo nelle bottiglie dell'acqua minerale e di latre, nei biberon e in oltre materiale plastico), Viene utilizzato anche come antiifiamma, nelle padelle antiaderenti, nei rivestimenti interni delle lattine per alimenti. Viene facilmente ceduto negli alimenti e quindi passa nel sangue. Si concentra particolarmente nel latte materno e e nella placenta, che attraversa facilmente per passare nel sangue fetale.

Perché è pericoloso il bisfenolo?
Perché la sua azione simula nell'organisno animale ed in quello umano l'azione degli estrogeni, gli ormon sessuali femminili, e ostacola quella degli androgeni, gli ormoni sessuali maschili. Il bisfenolo è sospettato di provocare vari disastri negli organismi in via di accrescimento e formazione (durane la vita intrauterin in particolare, ma anche in altre epoche delicate dello svilippo come la pubertà e l'adolescenza). In particolare è dimostrato che negli animali causa malformazioni dei genitali, criptorchidismo, aumento del volume della prostata, riduzione del numeor degli spermatozoi. Queste alterazioni posono manifestarsi, più tardi nell'epoca della vita, con infertilità, disturbi della gravidanza. Inoltre esistono prove sufficienti ma sempre più numeorse che il bisfenolo causa nell'adulto diabete, obesità, malattie cardiovascolari, infertilità e forse anche cancro della prostata, dell'utero e della mammella,
Recentemente  L'istituo nazionale per la salute e le scienze ambientlai degli USA ha deciso di stanziare 14 milioni di dollari per finanziare una diecina di studi che nei prossimi due anni dovrbbero cominciare a dire una parola definitiva sulla pericolosità per la salute umana del bisfenolo. Intanto il Canada, che aveva già vietato da anni il bisfenolo nei biberon, ha recentemente dichiarato uffiicialmente che il bisfenolo è un sostanza tossica per la salute umana, appartenente alla categoria dei cosiddetti interferenti o distruttori endocrini , endocrine disruptors in lingua inglese, molecole cioè che, come dice il loro nome, distruggono il sistema endocrino. Ai distruttori endocrini appartengono anche sostanze come l'arsenico (contaminante l'acqua potabile), le diossine che, liberate dagli inceneritori, viaggiano con le correnti, si depositano nei pascoli dlele montagne, inquinano l'erba che viene mangiata dale mucche le quali concentrano la diossina ed altre sostanze tossiche nel loro latte che poi va a finire nei formaggi e nei latticini che somministriamo anche ai bambini. E cos' il cerchio si chiude e, probabilmente, si chiude anche il futuro del genere umano. Non credo che si possa tornare indietro, ormai.
Se volete saperne di più consultate il mio sito di medicina  www.antologiamedica.it, sul quale ogni tanto posto le traduzioni degli articoli più interessanti che vengono pubblicati sull'argomento.

sabato 30 ottobre 2010

Berlusconi, ti prego fai una telefonata anche per B. immigrata dal Ghana in Italia, in attesa di espulsione

Caro Premier,
tu che se così caritatevole, ti prego aiuta anche me. Mi chiamo B., sono originaria di un paese centroafricano e sono da più di nove anni in Italia. Mio papà lavora in un paesino della provincia di Vicenza da oltre 15 anni. Io ho studiato e lavorato in Italia, ma ho perso il lavoro anche perché l'anno scorso mi sono ammalata gravemente e sono stata ricoverata per diversi mesi in vari reparti dell'ospedale di Vicenza ed in un altro ospedale di questa provincia. Conoscendo diverse lingue, avevo trovato lavoro come segretaria in un albergo importante, probabilmente anche perché non c'era nessuno italiano disposto a fare lo stesso lavoro (o forse non conosceva le lingue come me).
Il mio permesso di soggiorno è scaduto da mesi  e fra qualche giorno dovrei andar via dall'Italia dal momento che sono state esaurite tutte le possibilità di rinnovo previste dalle leggi che tu ed i tuoi alleati avete votato. Infatti non mi si può più rinnovare il permesso di soggiorno, né per motivi di lavoro né di studio e nemmeno di salute. Tuttavia rimane una possibilità. Se trovo, infatti, qualche persona in grado di pagare le spese delle mie cure (dovrebbero essere 700-800 euro al mese) il mio avvocato può fare ricorso ed il permesso di soggiorno potrebbe essermi rinnovato per motivi di salute. Così, forse io potrò trovare un lavoretto, e se passa ancora un po' di tempo, forse potrò arrivare a dieci anni di permanenza in Italia e fare domanda per diventare cittadina italiana. Così potrò restare con la mia famiglia in un paese che amo moltissimo.
Sarebbe un vero peccato che, una volta tornata nel mio paese di origine, non avendo la possibilità di comprarmi i farmaci costosi che mi servono per sopravvivere, io mi ammalassi gravemente con rischio di morire. Anche perché i soldi che i cittadini italiani ( e molti miei connazionali ed immigrati) hanno pagato con le loro tasse, e con i quali mi hanno salvato la vita, non sarebbero alla fine serviti a nulla, se non ad illudermi per un po'.
Per te che hai regalato una macchina e tanti soldini a Rubby, non dovrebbe essere un grande sacrificio fare una telefonata per bloccare la mia espulsione dall'Italia. Non sarebbe nemmeno un gran sacrificio, credo, se tu decidessi personalmente di pagarmi le spese per l'assistenza sanitaria (farmaci ed esami di controllo), ripeto 700-800 euro al mese.
Certamente potresti dimostrare ancora una volta il tuo buon cuore e la tua caritas umana. Hai detto che vuoi un gran bene alle donne. Ecco, forse questa sarebbe una buona occasione per dimostrarlo ancora una volta.

Sono sicura che anche non mi chiederai di venire a trovarti ad Arcore o in una delle tue tante ville-condomini sparse per il mondo. Sono abbastanza carina e simpatica, ma non è mia abitudine frequentare gente di una certa età che racconta barzellette sconce e frequenta personaggi ributtanti quali Gheddafi, Putin e gli altri satrapi di provincia con i quali ti accompagni. É vero che fate solo delle cenette innocue, e tu ogni tanto hai bisogno di passare delle serate distensive per scacciare lo stress che accumuli durante le tue terribili giornate, ti capisco. Anch'io sto passando giornate terribili,  non sapendo quale sarà il mio destino. Sicuramente poi non sono il tuo tipo, dal momento che non so nemmeno cosa sia il bunga bunga e non sono minorenne.
Quindi se proprio vuoi fare un'opera di bene, fai anche tu una telefonata a qualche tuo amico potente che voglia assumersi l'onere di pagare le mie spese sanitarie, oppure manda tu stesso un assegno al dottor Vincenzo Cordiano, dell'ospedale di Valdagno, il mio medico curante, che provvederà a farmi recapitare la somma. Te ne sarò per sempre grata.
B. immigrata dal Ghana in Italia, in attesa di espulsione

venerdì 29 ottobre 2010

Andare a letto con le minorenni è reato!! Bersani e FInocchiaro sveglia!

Cari Bersani e Finocchiaro, non è impicciarsi delle "singolari abitudini" del premier né voler ficcare il naso fra le sue lenzuola ma fare sesso con le minorenni è reato in Italia. Pertanto basta con il solito atteggiamento morbido. è oar di chiedere le dimissioni del vecchio satiro e spedirlo in una clinica psichiatrica. è malato, in testa, volete capirlo o no?Oltre che incapace e  corrotto

martedì 26 ottobre 2010

Il padano Maroni alla ricerca del novello Cialdini

Nel 150° anniversario dell'annessione del Sud al Piemonte, il padano ministro Maroni invia ancora  l'esercito a reprimere la rivolta degli italiani di Napoli. è questa l'unica  risposta che lo stato italiano sa dare ai suoi figli meridionali? Vedremo ancora una volta le teste dei ribelli mozzate ed issate sui pali e donne bambine impiccate e lasciate ai bordi delle strade ad imperitura memoria? Sarà Terzigno la nuova Pontelandolfo?
Dall'altro lato dell'Italia gli stessi padani si fanno le leggi ad padaniam per salvare i "briganti padani" che hanno tramato contro lo stato.. Popoli del Sud, fino a quando continuerete a darea vostra fiducia a gentaglia del genere?

sabato 16 ottobre 2010

Un passo avanti verso il “sangue artificiale”

Un passo avanti verso il “sangue artificiale”

Ricercatori francesi, utilizzando cellule staminali embrionali, sono riusciti a compiere un passo fondamentale e decisivo verso la produzione su scala industriale del "sangue artificiale". Anche avendone le capacità e le possibilità, i ricercatori italiani non avrebbero mai potutoottnere gli stessi risultati, stnde le legi proibizionistiche approvate dal governo filoclericale a guida c(o)attoleghista e pidduista. Quanto ci costerà in termini di euro da pagare per i diritti una volta che la tecnica sarà brevettata e anche i cittadini italiani avranno la possibilità di ricorre al "sangue artificiale" sicuro in quantità illimitate?
Anche per questo è ora che questo maledetto governo vada a casa

Guarda guarda cosa succederebbe al Pd se...




...alle prossime elezioni politiche, mettesse in pratica quanto stabilito nel proprio Statuto all'art. 22 comma 2 e, cioè:
Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.
Lo Statuto ammette deroghe, ma prima di esaminarle guardiamo su chi ricadrebbe il divieto di candidatura: si tratta di 43 deputati del PD su 206, e di 35 Senatori su 112.

Hanno ricoperto la carica per 3 o più legislature e, quindi, non potrebbero più candidarsi:


legislatura2


Ora vediamo le deroghe.

Sempre l'art. 22 dello Statuto, al comma 6, stabilisce che:
Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta.
e al comma 7 che:
La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.
Ricapitoliamo.

Se alle prossime Elezioni politiche il Partito democratico osservasse le Regole che si è formalmente dato, i Parlamentari qui sopra potrebbero essere ricandidati "in deroga" alle seguenti condizioni:
  1. nel numero massimo di 33 dei 78 (il 10% dei 325 che sono stati eletti alla scorsa tornata elettorale);
  2. previa presentazione di personale richiesta all'Assemblea nazionale del Pd;
  3. l'Assemblea nazionale deve avanzare proposta motivata al Coordinamento nazionale;
  4. il Coordinamento nazionale deve approvare a maggioranza assoluta le deroghe richieste;
  5. gli ammessi alla deroga devono essere personalità di assoluto valore e da qualche parte deve spuntare un documento che lo spieghi per bene, perchè la deroga può essere concessa solo su queste basi ("una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato").
Chiaro?

Bene, ora tenete a mente queste condizioni, perchè quando sarà il momento andremo a verificare.

Avrete sicuramente notato, inoltre, che circa 50 dei parlamentari non ricandidabili, nel caso volessero avanzare richiesta di candidatura in deroga, si troverebbero anche nella condizione di potersela approvare poichè membri del Coordinamento nazionale.

In particolare, si tratta di:
  • Agostini Mauro (3 legislature alla Camera e una al Senato)
  • Bersani Pier Luigi (3 legislature alla Camera)
  • Bianco Enzo (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Bindi Rosi (5 legislature alla Camera)
  • Bressa Gianclaudio (4 legislature alla Camera)
  • Cabras Antonello (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Castagnetti Pierluigi (5 legislature alla Camera)
  • Chiti Vannino (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • D'Alema Massimo (7 legislature alla Camera)
  • D'Antoni Sergio (3 legislature alla Camera)
  • Fassino Piero (5 legislature alla Camera)
  • Finocchiaro Anna (6 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Fiornoni Giuseppe (4 legislature alla Camera)
  • Follini Marco (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Franceschini Dario (3 legislature alla Camera)
  • Franco Vittoria (3 legislature al Senato)
  • Gentiloni Paolo (3 legislature alla Camera)
  • Giacomelli Antonello (3 legislature alla Camera)
  • Iannuzzi Tino (3 legislature alla Camera)
  • Latorre Nicola (3 legislature al Senato)
  • Letta Enrico (3 legislature alla Camera)
  • Magistrelli marina (3 legislature Senato)
  • Maran Alessandro (4 legislature alla Camera)
  • Marini Catiuscia (4 legislature alla Camera)
  • Marini Franco (4 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Marino Mauro (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Mazzucconi Daniela (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Melandri Giovanna (5 legislature alla Camera)
  • Meta Michele (3 legislature alla Camera)
  • Migliavacca Maurizio (3 legislature alla Camera)
  • Milana Riccardo (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Minniti Marco (3 legislature alla Camera)
  • Oliverio Mario (3 legislature alla Camera)
  • Papania Antonino (3 legislature al Senato)
  • Parisi Arturo (4 legislature alla Camera)
  • Pinotti Roberta (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Pollastrini Barbara (3 legislature alla Camera)
  • Realacci Ermete (3 legislature alla Camera)
  • Santagata Giulio (3 legislature alla Camera)
  • Sereni Marina (3 legislature alla Camera)
  • Soro Antonello (5 legislature alla Camera)
  • Tocci Valter (3 legislature alla Camera)
  • Tonini Giorgio (3 legislature al Senato)
  • Turco Livia (6 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Veltroni Walter (6 legislature alla Camera)
  • Ventura Michele (4 legislature alla Camera)
  • Zanda Luigi (3 legislature al Senato)
  • Zavoli Sergio (3 legislature al Senato)
Voi che ne dite, va bene così?

N.B. ci scusiamo in anticipo per eventuali imprecisioni o dimenticanze, per le quali sono gradite le vostre segnalazioni. Se poi qualcuno si sentisse abbastanza esperto di Statuto, Regolamenti, e Codici Etici del Partito democratico e volesse integrare le informazioni qui riportate, basta che ci scriva.
(Grazie a Pippo Civati e Paolo Cosseddu per aver raccolto le firme, all'ultima Assemblea nazionale del Pd, per chiedere"di esprimere il suo voto sull'applicazione di queste due regole statutarie, e agli organi esecutivi tutti l'impegno a farle rispettare rigorosamente, in particolare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali" e agli amici padovani di PD Nuovo Percorso per il lavoro certosino di verifica dei nomi)

Radio Padania al Sud

Radio Padania al Sud

I leghisti hanno proprio trovato nello stato italiano una mucca da mungere

martedì 12 ottobre 2010

mercoledì 29 settembre 2010

Napoli: Attaccati giornalisti e manifestanti presenti alla contestazione a Maroni

Napoli: Attaccati giornalisti e manifestanti presenti alla contestazione a Maroni

Il "grande" ministro dell'interno Maroni, c(o)attoleghista condannato per resistenza a pubblico ufficiale, emulo di Scelba

Omicidio colposo e disastro, indagati i vertici della Marzotto

Sicuramente i calabresi (ed i meridionali in genere) sono stati da sempre poco attenti, diciamo, alle problematiche ambientali. Certamente gli speculatori del Nord hanno trovato un terreno fertile su cui far prosperare i loro sporchi e tossici interessi. Siano maledetti per sempre tutti coloro, calabresi, valdagnesi e di ogni altra provenienza geografica, che stanno uccidendo il pianeta e compromettendo le sorti del genere umano, L 'articolo del corriere qui
I morti per cancro non sarebbero 40 bensì 120.  Il disastro ambientale consisterebbe ne fatto che sono stati interrati bidoni contenenti rifiuti tossici e sversati sui terreni circostanti la fabbrica.

lunedì 13 settembre 2010

domenica 12 settembre 2010

A tutti coloro, Financial times compreso, che anelano ad avere partiti con leader carismatici: 'ntu 'u culu 'ai lider carismatici

A tutti gli indecisi, criticoni, delusi e benaltristi consiglio di leggere questo articolo che copio/incollo dal sito Termometro politico 
 
Si susseguono, nei blog e sui giornali, e tra molti commentatori, le lamentele per il "silenzio", e le "divisioni" del Pd, tanto più rilevanti in quanto il momento politico appare incandescente. Le parole e le proposte di Bersani sono giudicate, quasi unanimemente, poco efficaci, non all'altezza, e lo stesso vale per gli interventi degli altri leader, che anzi paiono accentuare il senso comune di un partito diviso e quasi tramortito.
Perché la comunicazione del Pd appare così inefficace? Non è certo mancanza di quantità. Il segretario e i dirigenti del Pd, esattamente come quelli degli altri partiti, inondano le agenzie quotidianamente di interventi, commenti, polemiche e così via. C'è sicuramente il problema, grave e irrisolto, dello squilibrio informativo, che esalta dichiarazioni spesso surreali e scomposte degli esponenti del centrodestra (Bossi, ad esempio), e mette la museruola a quelle del centrosinistra. È anche vero però che l'insoddisfazione sembra più marcata tra i militanti del Pd, rispetto a Di Pietro e Vendola che, al contrario, sono comunemente giudicati molto più "convincenti" ed "efficaci".

Senza voler sminuire una certa mancanza di chiarezza di idee dei dirigenti del Pd e il peso di divisioni politiche ormai quasi generazionali (Veltroni-D'Alema), è possibile che il motivo profondo di questa "afasia" comunicativa sia un altro. Legato alla stessa forma partito che il Pd si è dato. Si valuterà allora se e in che modo le modalità di comunicazione di un gruppo politico siano strettamente legate alla natura di quel gruppo politico stesso.
Ben pochi tengono presente che il Pd è un partito molto singolare nel panorama politico italiano. Di fatto è l'unico partito di stampo "europeo", cioè fondato sull'adesione non a un'ideologia, ma a principi generali, su una leadership legittimata dal voto democratico dei militanti, sulla dialettica interna come valore statutario. Non diversamente da quanto avviene nei vari Labour, Spd ecc., ma anche nei partiti conservatori moderati.

Questa struttura, comune a quasi tutti i Paesi europei e politicamente evoluti, è invece "eccentrica" in Italia, dove, per motivi storico-culturali, si è sempre imposto il partito "ideologico", o quello "carismatico". Erano ideologici Dc e Pci, partiti fondati su una visione del mondo totalizzante. In particolare il Pci intendeva la partecipazione dei militanti non come un contributo alle decisioni del partito, quanto uno strumento di diffusione e propaganda di queste decisioni, che dovevano essere sempre accettate, o comunque non messe apertamente in discussione. Altri partiti invece erano chiaramente carismatici (il Pri di La Malfa, il Psdi di Saragat, il Msi di Almirante, e così via).

Questi due modelli di partito, nella Seconda Repubblica, hanno definitivamente trionfato, segnando in qualche modo la profonda diversità italiana dal modello europeo. Il modello carismatico è l'essenza stessa del Pdl berlusconiano, ma domina anche nei partiti medio piccoli, (l'Idv di Di Pietro, l'Udc di Casini, la Sel di Vendola, ma anche il movimento di Fini e quello di Grillo). In questi casi, il partito si identifica sostanzialmente con il leader, e in esso trova la sua unità. La parola del leader è legge, ed è l'unica voce autorizzata: gli altri dirigenti sono dei sottoposti, il loro ruolo è solo quello di ripetere la verità proclamata dal leader nelle occasioni più diverse, e nelle forme più opportune. Il dissenso, anche se il partito ha uno statuto apparentemente democratico, nei fatti non è ammesso. Tant'è vero che un forte dissidio di linea politica si trasforma velocemente in una rottura totale, così come è avvenuto nel Pdl. Le differenziazioni, i distinguo, le critiche, sono vissute, dall'interno e all'esterno, come dimostrazioni di una congiura in atto per rovesciare il leader, come indizi di tradimento imminente. Anche per questo nella cronaca politica trionfa il "retroscena", in cui si tenta di interpretare politicamente frasi dette a mezza bocca, presenze o assenze a riunioni, umori del leader e così via.

La Lega, invece, è un partito "ideologico", in cui i militanti contano sì, ma non decidono. Il loro ruolo è "occupare" il territorio, fare propaganda, mostrare con la loro azioni e il loro comportamento le magnifiche sorti e progressive del loro partito, ma vengono tenuti lontano dalla responsabilità delle scelte. Anzi spesso si trovano nella situazione imbarazzante di dover giustificare prese di posizioni bizzarre e spesso contraddittorie, sempre ostentando fiducia ai vertici in nome di un più alto "ideale". In più, si aggiunge l'elemento carismatico della leadership di Bossi.

È evidente che il Pd è un partito che non corrisponde né al primo né al secondo modello. La scelta del leader attraverso le primarie, e il fatto che il ruolo sia contendibile, toglie ogni forza carismatica al segretario (tranne quella che possa dimostrare per virtù personali), e il fatto che i militanti siano chiamati a scelte e decisioni continue, anche sul piano locale, che siano organizzati in correnti, o in gruppi di opinione, rende impossibile trattarli come pura e semplice "macchina di propaganda". Il modello partito del Pd, che definiremo "dialettico", in Europa è vincente (tranne nelle forze populiste e di ultra destra), ma in Italia resta un unicum.

Proprio da questo nascono i problemi di comunicazione del Pd. In Italia, il modello prevalente, per la quasi totalità dei mezzi di informazione, è quello del leader che parla dal pulpito, e dei militanti elettori che assorbono la linea. Il Pd invece ha una pluralità di voci a livello dirigenziale, una base con forte e radicato senso critico, una linea politica che è necessariamente una mediazione tra varie sensibilità. Tutto ciò ne indebolisce fatalmente la capacità di mandare all'esterno un messaggio forte e univoco. Ma il vero punto critico è che il modello "dialettico" di partito è considerato debole da molti degli stessi simpatizzanti. Le lamentele più comuni sono infatti riconducibili proprio alla intima non accettazione della natura del partito, e al fascino dei modelli alternativi, vissuti come vincenti. Da qui nascono le lamentele perché il partito "non parla chiaro", "ha una politica incomprensibile", che mostrano un desiderio, neanche troppo velato, di poter contare su parole d'ordine forti non da discutere, ma solo da diffondere. Le critiche invece sulla carenza di leadership, la stigmatizzazione delle continue divisioni, cela invece il desiderio di poter aderire a un movimento "carismatico", in cui non sia indispensabile dover mettere in gioco ogni volta i ruoli di comando.

Intendiamoci, anche un partito "dialettico", come il Pd, sarebbe utile un leader carismatico, alla Obama (forgiatosi peraltro in un lungo e faticoso scontro politico), e parole d'ordine ben più forti delle attuali. Ma è ovvio che il Pd, se non vuole tradire se stesso e le ragioni della sua nascita, dovrà conservare con cura questa sua caratteristica che lo rende "singolare" nel panorama politico italiano, a costo anche di apparire spesso (oltre i suoi demeriti), diviso, abulico, timido. È vero che i partiti "carismatici" e ideologici" hanno tutti i vantaggi nel campo della comunicazione, visto che non devono passare attraverso mediazioni, critiche dal basso, dure lotte per la leadership. Ma pagano questo vantaggio con la loro intrinseca debolezza: scomparso il leader, o affievolito il collante ideologico, è a rischio la sopravvivenza del partito stesso. Il Pd invece naviga in acque più agitate, ma il suo naviglio dovrebbe essere fatto di un legno più resistente.

Resta la difficoltà del rapporto con i militanti, attratti, inconsciamente, dai modelli di comunicazione, e quindi di partito, avversari. Sarà difficile risolvere questo problema se dirigenti e simpatizzanti non capiranno che il Pd deve proporre anche un modo diverso di militare, o di aderire, a una forza politica. Non si tratta più di aspettare una "linea", e di diffonderla con feste e volantini. Non si tratta nemmeno di andare ogni tanto a votare per le primarie. Un partito "dialettico" implica che ognuno dei suoi aderenti, o simpatizzanti, si "faccia partito", nei luoghi di lavoro, nelle associazioni, nelle relazioni sociali, non attendendo che qualcuno gli dica cosa deve fare, ma agendo in prima persona, accollandosi in piena la responsabilità "politica" del proprio agire, aiutando a costruire, compatibilmente con quel poco che gli consente il proprio ruolo, o il proprio tempo, una società più giusta a partire dal quotidiano. Non militanti, quindi, ma tutti dirigenti politici, tutti in grado di dettare "una linea" nel proprio ambito di azione. Solo in questo modo la voce di un leader Pd potrà diventare solo la sintesi di tante voci che già parlano nella società italiana. E suonerà molto più forte e viva.

PARTITO DEL SUD - Blog: La Calabria senza il Nord? Prima nel mondo. Un gio...

PARTITO DEL SUD - Blog: La Calabria senza il Nord? Prima nel mondo. Un gio...: "Da story di VINCENZO NIUTTI Onorevole ministro Brunetta,a seguito delle affermazioni sconvolgenti da Lei sottoscritte sul “Giornale” ci terr..."

800.000 euro alla scuola privata di Bossi e consorte!

800.000 euro alla scuola privata di Bossi e consorte!

Così il figli del Trota e degli altri leghisti non correranno più il rischio di essere bocciati

Brunetta; arridacci i fondi FAS, fondi che dovevano essere destinati allo sviluppo del SUd e che assieme a Treconti hai usato per slavare le industrie tessili decotte di Bergamo

Se è vero che la Calabria (ed il Sud) in genere è il problema dell'Italia, è altrettanto vero che l'Italia è il principale problema della Calabria (e del Sud). Dopo l'annessione del Sud al Piemonte, le condizioni economiche e sociali sono peggiorate e continuano a peggiorare, anche e soprattutto negli anni dei governi berlusconiani. Se il Sud fosse stato annesso alla Germania, le sue condizioni probabilmente sarebbero ulteriormente progredite, vedi cosa è successo all'ex Germania dell'Est o all'Irlanda, o a tutte le altre regioni sottosviluppate della Spagna o dei paesi dell'Est (Slovenia, Polonia, ROmania ecc) le cui condizioni sono in rapido miglioramento dopo "l'annessione" all'Europa, Sapete perché? Perché in quei paesi non hanno ministri come Brunetta e Treconti che dirottano i Fondi FAS dal Sud verso il Nord di quei paesi.

venerdì 10 settembre 2010

“Cari camorristi, rischiamo il posto di lavoro e non ci pagano lo stipendio. Aiutateci”

“Mafiosamente vostri per sempre. I lavoratori dei Consorzi di Bacino della Regione Campania”. Non è uno scherzo. È firmata proprio così la “lettera aperta alla camorra”, con cui gli addetti alla raccolta differenziata dei consorzi di Napoli e Caserta chiedono aiuto ai clan. I lavoratori ieri hanno sfilato nel capoluogo campano tra piazza Bovio, via Partenope e piazza del Plebiscito per protestare contro il mancato pagamento degli ultimi stipendi e contro gli annunciati tagli di organico, chiedendo senza successo un incontro col presidente della Provincia Luigi Cesaro (Pdl). Nel corso della protesta i dipendenti dei consorzi hanno distribuito una lettera con la quale si rivolgono direttamente alla camorra, chiedendo un intervento per sbloccare i pagamenti e per migliorare le loro condizioni di lavoro. Un documento un po’ sgrammaticato e dal chiaro intento provocatorio, che risuona però sinistro alle orecchie del questore di Napoli Santi Giuffrè, che ha detto: “C’è tanta tensione in giro, ma sono convinto che cose di questo tipo non dovrebbero essere dette”.

Capezzone, povero smemorato colpito nella privacy

Quando eri radicale, dicevi pubblicamente di essere bisessuale e non la consideravi affatto una "questione privata". Anzi, ti arrabbiavi con chi professava la doppia morale tra i comportamenti e le dichiarazioni. Perché, dunque, ora ti arrabbi tanto con Raisi? lettera di Alessandro Capriccioli al saltimbanco della politica italiana

Nella Padania le tasse si pagano (?). Non molto di più che nel resto del paese

mercoledì 8 settembre 2010

Così lo Statoitaliano produce il Made in Italy tarocco. E Zaja dormiva

PARTITO DEL SUD - Blog: Così lo Stato produce il Made in Italy tarocco: "Di Paolo Ribichini Si fa presto a dire Made in Italy. “Difendiamo i nostri prodotti nazionali”, tuonava mesi fa l’ex ministro dell’Agricoltu..."

No all'acquisto di strumenti di morte volanti

Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle Scienze

Come ideatore di Science for Peace, il Prof. Veronesi ha presentato in Senato una mozione - avanzata da Rete Italiana per il Disarmo - affinché il Governo italiano rinunci all'acquisto dei cacciabombardieri JSF-F35 e usi in maniera migliore per la popolazione gli oltre 16 miliardi di spesa previsti.
La mozione è già stata sottoscritta da 27 senatori e 16 deputati. Leggi il testo della mozione.
I singoli cittadini possono partecipare alla mobilitazione lanciata da Sbilanciamoci! e da Rete Italiana per il Disarmo: link per aderire alla campagna.


Firma anche tu. NO all'acquisto di strumenti di morte di cui l'Italia non avrà mai bisogno dal momento che la nostra Costituzione ripudia la guerra.

lunedì 30 agosto 2010

Pd: scandalosi gli 800 mila euro alla Scuola Bosina, fondata dalla moglie di Bossi

Il Pd alza la voce e tira fuori le unghie. E lo fa sulla questione della Scuola Bosina riempiendo Varese di manifesti polemici e colorati (nella foto a sinistra). A destare scandalo nel partito di Bersani sotto il Bernascone è la notizia, trapelata qualche giorno fa sui giornali, che l’istituto che ha sede in via Stadio 38 riceverà dal governo ben 800mila euro. Da qui la scelta di denunciare l’arrivo di queste risorse pubbliche a questo istituto privato. Come è stato possibile l’arrivo di questi fondi in un momento in cui il governo Berlusconi taglia risorse alla scuola pubblica? Ce lo spiega Roberto Molinari, segretario cittadino del Pd e consigliere comunale: “In Italia, da alcuni anni, è stata introdotta la cosiddetta ‘legge mancia’. Essa destina alcuni fondi in base a richieste di deputati e senatori per interventi mirati a sostenere determinati progetti, destinazioni che avvengono in commissione e sono a discrezione della stessa commissione”.
 “La scuola Bosina è stata fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, maestra di scuola elementare di lunga esperienza, in opposizione alla riforma, allora attuata e tuttora in vigore, che prevede fino a sette insegnanti diversi a partire dal primo anno della scuola primaria invece della maestra unica”.


Sapete chi è la signora Marrone? è la moglie di Bossi, proprio lui, il senatore leghista

domenica 29 agosto 2010

Bossi alla festa della Lega: "Il sud doveva essere solo una colonia"

Il BOssi storico ha detto una cosa sacrosanta. DEvo anche prendere atto che, come avviene nella demenza arteriosclerotica, si perde la memoria dei fatti recenti e si ricordano bene, anche sempre più affievoliti, i fati remoti. Se fosse intellettualmente onesto il nord leghista dovrebbe mirare a riparare un pò di torti storici ed adoperarsi affinché il sud possa riprendere il posto che gli compete e che aveva prima della sua conquista da parte del regno del Nord: nel 1856 il Regno di Napoli era la terza potenza economica, dopo Inghilterra e Francia; a Pietrarsa, l'fficina meccanica più grande d'Italia c'erano 1050 operai, all'Ansaldo di Genova solo 450. Nel 1863 Pietrarsa non c'era più, smantellata a favore dell'Ansaldo e delle altre industrie che stavano nascendo al Nord.
Ma ecco un assunto del Bossi in versione storico revisionista del "risorgimento"
Si è presentato al Museo del Tessile di Busto Arsizio attorno alle 22 di ieri, venerdì, dicendo che l'altro giorno ha schivato “che Casini entrasse nel governo – ha subito dichiarato il leader della Lega Nord Umberto Bossi – quelli (rivolto agli esponenti dell'Udc) appena entrano si mettono subito a mangiare la torta”. In cambio della rinuncia ad andare al voto, ha detto Bossi davanti alla platea della Festa della Lega bustocca, ha ottenuto che Casini “se ne stesse a casa sua e non a casa nostra”. Berlusconi rimane l'alleato fedele della Lega Nord, secondo Bossi, e a questa maggioranza non c'è alternativa “anche perchè la paura di andare al voto ce l'hanno gli altri e non noi – ha continuato il senatur – Bersani e Fini sono bravi a chiacchierare ma poi hanno paura delle urne, sono solo capaci di colpire gli avversari con la magistratura”.

Queste le prime parole del leader del Carroccio sul palco bustocco mentre subito dopo si è lanciato in una “visione alternativa” dell'unità d'Italia che farà discutere ad un anno dal 150esimo compleanno del Paese, parlando del libro “Il regno del Nord”, presentato nei giorni scorsi a Cortina d'Ampezzo, e secondo il quale Cavour era un federalista e la decisione di riunificare l'Italia è stata frutto del bisogno delle imprese del nord di avere una colonia dove vendere i propri prodotti: “ Non pensavano allora che venisse fuori un guazzabuglio di questo tipo – ha detto ancora Bossi nella sua rilettura dell'Unità d'Italia – e furono gli stessi imprenditori del nord a finanziare Garibaldi per prendere il sud”. Germania e Inghilterra mandarono i loro eserciti in India e in Africa per vendere i loro prodotti e il Piemonte decise di prendersi il sud-Italia. Alla fine, secondo Bossi, il nord pagò mille volte di più questa scelta decidendo di non trasformare il sud in una colonia vera e propria. Continua al link

Siracusa: Cimino (MPA) Chiede Di Eliminare Dalla Toponomastica Cittadina Il Generale Cialdini

Siracusa: Cimino (MPA) Chiede Di Eliminare Dalla Toponomastica Cittadina Il Generale Cialdini

Ottima proposta, sperando che sia accettata e che l'esempio venga seguito da tutti i comuni d'Italia che hanno vie o piazze intitolate ad uno dei peggiori criminali di guerra che abbiano mai calpestato il suolo del sud.

sabato 28 agosto 2010

Berlusconi s'è comprata la lega e ricatta Bossi?


Piero Ricca Intervista Rosanna Sapori (Lega)
Caricato da GGG40. - Video di famiglie e amici da tutto il mondo.

Come scrive Alessandro D'Amato su il Giornalettismo, è una storia vecchia, ma la riprendo sia perché a me era sfuggita sia perché la ritengo di estremo interesse. Poiché questa storia non è mai stata smentita nè risulta che vi siano state querele. Come dice la Sapori, il simbolo è costato 70 miliardi di lire. Se fosse vero, si capirebbero molte cose: il repentino cambiamnento dei giudizi di Bossi e dei caporioni leghisti nei confronti di Berlusconi (il mafioso di Arcore lo definiva Bossi prima di vendersi); nei confronti di Fazio che  salvò Bossi ed altri caporioni leghisti e la loro banca  dalla bancarotta e dalla galera; nei confronti di Fini per arrivare all'affermazione di ieri di Bossi che definisce Berlusconi tessera P21816 un perseguitato.

martedì 24 agosto 2010

Marchionne, di origini abruzzesi, emulo di tal Jacopo Bozza? Certo è che continua l'opera di sfruttamento degli operai meridionali iniziata dai piemontesi dopo l'Unità d'Italia

Il testo dell'accordo siglato fra la FIAT e alcuni sindacati, confermato dal parere favorevole espresso dalla maggioranza degli operai di Pomigliano d'Arco con il referendum, prevede indubbiamente un peggioramento delle condizioni di lavoro degli addetti, oltre ad una limitazione del diritto di sciopero.
Il maggior punto d’attrito fra Fiat e FIOM (il sindacato che si è rifiutato di firmare l'accordo) è, probabilmente,sulle limitazioni al diritto di sciopero, che prevede in alcuni casi la punibilità per gli scioperanti. I ritmi di lavoro previsti dalla nuova modalità di produzione sono considerati asfissianti, destruenti e capaci di demolire fisicamente gli operai addetti alla produzione della nuova Panda. In pratica gli operai dovranno lavorare di più, in condizioni peggiori e guadagnare di meno.
Per gli operai meridionali non è una novità purtroppo. Già qualche anno dopo l'unificazione forzata dell'Italia, gli operai napoletani cominciarono a capire,infatti, quali sarebbe stato il prezzo che loro avrebbero dovuto pagare per la conquista del sud da parte dei piemontesi. Marchionne, oggi, pur di togliersi dai piedi, tre operai che, evidentemente, non sono disposti a farseli mettere sulla testa tanto facilmente, offre di pagarli ugualmente purché se ne stiano a casa? Marchionne è solo l'ultimo dei tanti meridionali, per nascita o origini, che si sono venduti ai piemontesi. Forse in cuor suo rimpiangerà di non poter fare come tal Jacopo Bozza, nel 1863.

Si legge nella cronaca del giornale “Il Popolo d’Italia“ del 7 agosto 1863, giornale filogovernativo dell'epoca: "Il fatto dolorosissimo avvenuto nell’officina di Pietrarsa, nelle vicinanze di Portici, ha prodotto su tutti indistintamente la più funesta e penosa impressione. Coll’animo affranto e commossi profondamente ne diamo qui appresso i particolari, che possiamo ritenere esatti. Un tal Jacopo Bozza, uomo di dubbia fama, ex impiegato del Borbone, già proprietario e direttore del giornale “ La Patria”, vendutosi anima e corpo all’attuale governo (Angelucci, Bonanni ne sapete qualcosa?) , aveva avuto in compenso da questo governo moralizzatore la concessione di Pietrarsa. Costui, divenuto direttore di questo ricco opificio, che è il più bello e il più grande d’Italia, avea per lurido spirito d’avarizia accresciuto agli operai un’ora di lavoro al giorno, cioè undici ore da dieci che erano prima; ad altri licenziamento, comunque nel contratto d’appalto c’era l’obbligo di conservare tutti ... Gli operai così detta battimazza, che avevan prima 32 grana di paga al giorno eran stati ridotti a 30 grana; e questi, dopo aver invano reclamato su tale torto, ieri annunziarono al Bozza ahìessi erano decisi piuttosto ad andar via anzichè tollerare la ingiustizia, però domandarongli il certificato di ben servito. Pare che il Bozza non solo abbia negato il certificato, ma abbia risposto con un certo Ordine del giorno ingiurioso à poveri operai. Allora ci fu che uno di questi suonò una campana dell'opificio, verso le 3 p. m., ed a tale segnale tutti gli operai, in numero di seicento e più, lasciarono di lavorare ammutinandosi, e raccoltisi insieme gridarono abbasso Bozza ed altre simili parole di sdegno. Il Bozza, impaurito a tale scoppio si die alla fuga; fuggendo precipitosamente, cadde tre volte di seguito per terra; indi si recò personalmente, o mandò un suo fido, com'altri dice, a chiamare i bersaglieri che erano di guarnigione in Portici, perché accorressero a ristabilire l'ordine in Pietrarsa, non sappiamo in che modo nar­rando l'avvenimento al comandante. E così accorse un maggiore con una compagnia di bersaglieri. Nel frattempo un capitano piemontese, addetto a dirigere i lavori dell'opificio, uomo onesto e amato dagli operai, mantenne questi in quiete, aspettando che arrivasse qual­che autorità di Pubblica Sicurezza o la Guardia Nazionale per esporre le loro ragioni. Ma ecco che invece giunsero i bersaglieri con le baionette in canna: gli operai stessi che erano tutti inermi aprirono il cancello, ed i soldati con impeto inqualificabile si slan­ciarono su di essi sparando i fucili e tirando colpi di baionetta alla cieca, trattandoli da briganti e non da cittadini italiani, qual erano quegli infelici! Il capitano che dirigeva i lavori, e del quale abbiamo accennato più sopra, si fece innanzi con kepi in-mano, e gridando a nome del Re fece cessare l'ira della soldatesca. Tralasciamo i commenti su questo orribile fatto. Fu una scena di sangue, che amareggerà l'anima di ogni italiano, che farà me­ravigliare gli stranieri e gioire i nemici interni. Cinque operai rimasero morti sul terreno, per quanto si asse­risce: altri che gettaronsi a mare, cercando di salvarsi a nuoto, ebbero delle fucilate nell'acqua, e due restarono cadaveri. I feriti sono in tutto circa venti: sette feriti gravemente furono traspor­tati all'Ospedale dè Pellegrini, altri andarono nelle proprie case.”

PS
Per chi non lo sapesse, a Petrarsa avevano sede le officine da cui uscì il primo treno che circolò sulla penisola d'Italia. Prima che arrivasero i piemontesi erano occupati oltre 1000 operai, erano uno dei più grandi opifici d'Europa. Ci andavano da tutta Europa per copiarlo, i Russi lo rifecero identico dalle loro parti. Qualche anno dopo i fatti che qui si narrano, lo stabilimento fu smantellato, per favorire l'Ansaldo di Genova, che all'epoca occupava solo 480 operai

lunedì 23 agosto 2010

La “sorpresina” di Rotondi Il ministro per l'attuazione del programma si lamenta di non essere stato invitato al vertice del PdL sul programma, e minaccia ritorsioni

Berlusconi ora comincia proprio a tremare. Il ministro rotondi si è offeso per non essere stato invitato e minaccia di lasciare il PdL assieme ad altri 10 onorevoli (?) deputati
Leggete Il Post

Meridionali cialtroni? Non proprio. O quanto meno non più dei settentrionali di Tremonti

di GIANFRANCO VIESTI
È opinione diffusa che le regioni del Mezzogiorno hanno a propria disposizione immense risorse finanziarie, dai fondi europei e nazionali. Che tali risorse giacciono da molti anni inutilizzate. E che questo accade perché le classi dirigenti del Sud sono composte da cialtroni – come ha elegantemente sostenuto il Ministro dell’Economia – che non sono in grado di programmarle e spenderle. Ed è conseguente convinzione che al Sud siano state destinate sin troppe risorse per lo sviluppo, e che sarebbe opportuno ridurle. Questa opinione rimbalza di bocca in bocca, dalle pagine dei grandi quotidiani nazionali alle opinioni espresse dai rappresentanti politici e di governo. Viene assunta dall’opinione pubblica come una verità indiscussa.

E invece – se a qualcuno interessano ancora i fatti e i numeri – è abbastanza semplice scoprire che è falsa.

Guardiamo al passato recente, e concentriamoci sull’avanzamento finanziario. Prossimamente guarderemo anche al presente e al futuro. Non è questo l’aspetto più importante: ciò che conta davvero è la qualità degli interventi e il loro effetto per il benessere dei cittadini e la competitività delle imprese. Ma occorre occuparsi anche dell’avanzamento finanziario, perché è di questo che si discute molto.

Le risorse per lo sviluppo del Mezzogiorno degli anni scorsi provenivano da due grandi origini: i fondi comunitari; i fondi cosiddetti FAS, cioè nazionali. La domanda è: è vero che queste risorse giacciono inutilizzate, o, peggio, vengono perse? La risposta è no. I fondi europei 2000-06 sono stati integralmente impegnati e spesi, nonostante esistano regole comunitarie piuttosto stringenti circa le tempistiche di utilizzo.
A fine 2008 l’Italia aveva perso, per il mancato rispetto di queste regole, solo 100 milioni di euro, cioè lo 0,33% del totale, percentuale significativamente inferiore alla media europea. Certo, l’avanzamento finanziario è stato ottenuto, soprattutto dai Ministeri, rendicontando progetti “coerenti” già realizzati, ma anche questo è un tema – pur fondamentale – che merita un discorso a sé.

E i fondi FAS? Nella polemica politica si torna spesso su questo aspetto, e si sostiene che giacciono abbandonati nei cassetti delle regioni. Non è così. Il più recente monitoraggio, contenuto nel Rapporto Annuale del Dipartimento per lo Sviluppo (DPS), presentato dal Ministro Fitto lo scorso 15 luglio, illustra la seguente situazione. A partire dal 1999 e fino al 31 dicembre 2009 sono stati programmati interventi nel Mezzogiorno per 51 miliardi di euro; i fondi FAS sono serviti per finanziare poco più di un terzo del costo di questi interventi.

A che punto siamo? Il 27% degli interventi è stato completato. Per il 46% i lavori sono in corso. E per l’11% gli interventi sono stati aggiudicati e prossimi all’avvio. Quindi circa l’85% delle risorse sono state destinate ad interventi già completati o in corso. Il rimanente 15% degli interventi è ancora in fase progettuale, ed in particolare per il 5% non è stata ancora approvata la progettazione preliminare. E’ interessante comparare questi dati con quello che è avvenuto nelle regioni del CentroNord. I dati sono appena migliori. Gli interventi completati sono il 32% (contro 27%); quelli in corso 50% (contro 46%); al contrario gli interventi ancora in fase progettuale sono il 12% (contro il 15%).

Sorpresa! Fra amministratori cialtroni e non cialtroni le differenze sono tutto sommato limitate. E’ interessante, ancora, notare che le cose vanno meno bene nel Mezzogiorno per i grandi progetti infrastrutturali di trasporto – quelli di responsabilità dell’ANAS e delle Ferrovie - per i quali circa un quarto delle risorse è fermo nella fase progettuale degli interventi. Molto migliore l’avanzamento dei progetti che riguardano risorse culturali e naturali. Sono numeri soddisfacenti? Assolutamente no. I tempi che intercorrono fra la programmazione degli interventi e il loro completamento sono lunghissimi. Ma questo accade in tutto il paese. Lo stesso rapporto del DPS ci informa (confermando dati già forniti dall’Associazione Nazionale dei costruttori) che i tempi di attuazione delle opere pubbliche in Italia sono eterni.

Per completare un’opera di valore superiore a 100 milioni di euro occorrono in media oltre 10 anni. Persino per le opere piccolissime, sotto il milione di euro, ci vogliono tre anni e mezzo. Colpa dei meridionali cialtroni? Non proprio. “Il quadro che emerge mostra un’Italia a più facce, nella quale non esiste unicamente la dicotomia Nord-Sud; l’analisi mostra che i ritardi nella realizzazione delle opere interessano sia regioni meridionali (Basilicata, Sicilia, Campania), sia regioni dell’Italia centrale (Umbria, Toscana, Liguria) in chiaro ritardo”.

Conclusione: insultare il Mezzogiorno serve per una facile polemica politica; ma non permette di capire quali sono i veri problemi del paese. Un paese ormai quasi incapace di progettare e realizzare infrastrutture. Problemi un po’ più intensi al Sud, ma che ne minano complessivamente le prospettive di sviluppo a tutte le latitudini.

sabato 21 agosto 2010

martedì 17 agosto 2010

Berlusconi prima li condona e poi non incassa: oltre 4 miliardi non riscossi dal condono del 2002. Evasori nel mirino della Corte dei Conti

Gli evasori, che hanno aderito al condono varato dal governo Berlusconi-Tremonti nel 2002 "non soddisfatti di aver ottenuto un maxisconto sulle somme da pagare e l'impunità per i reati tributari e penali commessi continuano a beffare il fisco e a prendere in giro i contribuenti onesti non versando le somme dichiarate in sede di sanatoria". E' quanto sostiene "Fisco Equo", la rivista telematica dell'associazione 'Lef' che torna sulla questione che già ad inizio anno aveva mobilitato la Corte dei Conti che valutava in 5,2 miliardi la cifra ancora "mancante" all'appello varando un piano di controlli nel corso di quest'anno. "All'appello - scrive ora Fisco Equo - mancano ancora 4,6 miliardi. A 8 anni dal varo della sanatoria gli evasori continuano a non saldare il conto".

Il resto dell'articolo qui http://notizie.tiscali.it/articoli/economia/10/08/16/fisco-condono-non-riscosso.html#social

sabato 14 agosto 2010

Oggi 14 agosto 2010, 149° anniversario dell'eccidio di Pontelandolfo e Casalduni perpretato dal vicentino Pier Eleonoro Negri

Oggi14 agosto ricorre l'anniversario dell'eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, due paesi, oggi in provincia di Benevento, che furono teatro di una delle più feroci e disumane rappresaglie perpetrata dai bersaglieri piemontesi durante la guerra civile di annessione del regno delle due Sicilie al regno di Sardegna. La rappresaglia costituì la vendetta per il massacro di una quarantina di soldati e carabinieri compiuto qualche giorno prima da una banda di “briganti”. Fu un massacro premeditato, scientificamente organizzato dal famigerato piemontese generale Cialdini, da molti meridionali considerato un vero e proprio criminale di guerra, per punire le popolazioni di quei tre paesi che, assieme a molti altri del Matese, si erano sollevati contro i piemontesi. Le nuove disposizioni del giugno 1861 circa la coscrizione di leva avevano agitato ancora di più le acque. I giovani preferirono la macchia al nuovo padrone piemontese e scelsero gli stenti, i sacrifici, la morte invece di servire il nuovo governo. Il popolo rimpiangeva i tempi in cui governavano i Borbone ed era stanco delle razzie piemontesi, della guardia mobile, dei loro notabili. .
Il 7 agosto 1861, una processione durante i festeggiamenti per il Santo Patrono di Pontelandolfo fu trasformata in insurrezione contro gli occupanti piemontesi. Fra i capi della rivolta sembra ci fosse l'Arciprete del paese, Epifanio De Gregorio che, al pari di molti suoi confratelli e di tanti ferventi cattolici meridionali, non faceva mistero durante le sue omelie pubbliche di avere il dente avvelenato contro il nuovo regime sabaudo che si stava dimostrando, nei fatti, tirannico e famelico, assetato di sangue e di denaro. Le leggi vigenti in Piemonte erano state promulgate con validità immediata anche nei territori meridionali e prevedevano, oltre all'imposizione di nuove tasse e balzelli, anche, e soprattutto, una sistematica persecuzione dei cattolici attraverso la confisca dei beni della Chiesa e la loro acquisizione da parte dei locali“liberali” benestanti filopiemontesi; l'espulsione dei vescovi dalle loro diocesi; l'incarceramento di sacerdoti, di monaci e frati non consenzienti; la spoliazione di chiese e conventi i cui arredi venivano poi venduti per le strade dai soldati; la chiusura delle opere pie e degli istituti di assistenza e di beneficenza che svolgevano un ruolo importantissimo nell'assistenza sanitaria e sociale delle classi più derelitte; la chiusura delle scuole cattoliche; l'abolizione degli ordini religiosi. I contadini affamati ed esasperati prendevano inevitabilmente la strada senza ritorno della montagna, spesso in compagnia di sacerdoti, frati, monaci e suore che erano stati sbattuti sul lastrico dai sabaudi scesi al Sud per portare la libertà ed il progresso. I liberali, finalmente, erano riusciti a mettere le mani sulla cosa pubblica e sulle terre demaniali ed avevano tutto l'interesse a sostenere i nuovi arrivati dal Nord; la maggioranza del popolo contadino stava, invece, dalla parte dei Borbone e si era sollevato in tutto il meridione.

Ma torniamo ai fatti di Pontelandolfo. Non del tutto casualmente, subito dopo il termine della processione, giunse in paese una masnada di briganti che si unì ai pochi contadini che si aggiravano fra le bancarelle. Molti dei presenti, alcuni avvinazzati,ballavano al suono di tamburi e nacchere, avendo dato inizio ai festeggiamenti civili, che ancora oggi, si accompagnano spesso, e non solo al Sud, ai riti religiosi in occasione di sagre e feste in onore dei santi Patrono. I briganti sparsero la voce che Francesco II era ritornato a Napoli e ad aveva ripreso il suo posto sul trono, convincendo definitivamente i cittadini di Pontelandolfo ad insorgere e a partecipare alla restaurazione del loro legittimo re, cugino di VIttorio Emanuele re d'Italia da questi spodestato senza che gli fosse mai stata dichiarata ufficilamente guerra. I ribelli, saccheggiarono le locali caserme impossessandosi delle armi e delle munizioni ivi contenute; devastarono e bruciarono le case dei signorotti “liberali” filopiemontesi, alcuni dei quali furono barbaramente uccisi; incendiarono gli uffici comunali e le prigioni dopo averle svuotate. Per sedare la rivolta, furono inviati 45 bersaglieri e 4 carabinieri guidati dal tenente Bracci; 41 di loro, e lo stesso Bracci furono trucidati il giorno 11 agosto, soverchiati dal numero degli insorti.
Il generale Enrico Cialdini ordinò pertanto la rappresaglia, inviando in quelle zone migliaia di bersaglieri coordinati dal generale De Sonnaz, noto anche come “Requiescant” per le numerose e facili fucilazioni da lui ordinate, per il massacro di preti, la distruzione di diverse ad abbazie e chiese. Al maggiore Melegari, comandante di una colonna di bersaglieri, come scrive lui stesso nelle sue memorie, fu fatto sapere che Cialdini “non ordina ma desidera che di quei due paesi non rimanga più pietra su pietra. Ella è autorizzata a ricorrere a qualunque mezzo, e non dimentichi che il generale desidera che siano vendicati quei poveri soldati , infliggendo a quei due paesi la piú severa delle punizioni. Ha ella ben capito?

All'alba del 14 agosto una colonna di circa 500 bersaglieri guidata dal colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri giunse a Pontelandolfo e fu attaccata da un gruppo di briganti i quali, dopo aver ucciso 25 uomini al seguito del Negri, si diedero alla fuga. Il colonnello Negri, invece di far inseguire e catturare i briganti che avevano ucciso i suoi uomini ed assicurarli alla giustizia, ligio al dovere, si mise all'opera per soddisfare i desiderata del generale Cialdini. Fatta circondare Pontelandolfo, dopo aver messo in salvo i pochi liberali che erano ancora rimasti in paese, diede ordine di incendiare le case, iniziando da quella dell'arciprete. Le fiamme si propagarono facilmente da casa a casa, essendo le stalle ed i fienili ricolmi del fieno che i contadini avevano stivato per l'inverno. Gli abitanti, svegliati dai soldati piemontesi che penetravano nelle case per depredarle, si riversarono nelle strade ma furono trucidati dai bersaglieri. Molte giovinette furono stuprate sotto gli occhi dei genitori, prima di essere finite. Non pochi bambini subirono la stessa sorte. Sembra che il colonnello Negri in persona si diede molto da fare per finire i feriti o i sopravvissuti alle fucilazioni. Mentre il Negri si adoperava per portare la libertà ed il progresso a Pontelandolfo, lo stesso trattamento subivano gli abitanti di Casalduni ad opera dei bersaglieri guidati dal maggiore Melegari, le cui parole abbiamo appena riportato. Il 15 agosto, il colonnello Negri, soddisfatto dell'opera compiuta telegrafò al suo comando: “Operazione contro i briganti. Ieri all'alba, giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora”. Il numero delle vittime non fu mai reso noto, ma secondo alcuni arriverebbe a cinquemila innocenti massacrati in nome di Vittorio Emanuele re d'Italia. Pier Eleonoro Negri aveva all'epoca 44 anni, era luogotenente colonnello dal giugno 1861 ed era già stato decorato per la battaglia del Garigliano contro i borbonici e per le prime due guerre d’indipendenza.
La città di Vicenza ha dedicato al suo figlio Pier Eleonoro Negri, una lapide in memoria delle valorose gesta compiute nel meridione d'Italia. Qualche anno fa il sindaco di Pontelandolfo, aveva chiesto al sindaco Variati di rimuovere la targa. In memoria dei morti di Pontelandolfo e Casalduni, il sindaco Variati, se non intende soddisfare la richiesta del suo collega di Pontelandolfo, potrebbe perlomeno affiggere una targa che ricordi l'eccidio del 14.08.1861 o intitolare una via ai morti innocenti di Pontelandolfo e Casalduni, trucidati per eseguire un piano prestabilito e scientificamente organizzato.
Ma il massacro operato da Negri sarà ricordato dagli storici ufficiali come un atto di “giustizia”, compiuto per vendicare una cinquantina di poveri soldati.
Alcune decadi dopo, nel Nord Italia occupata dai nazisti, episodi analoghi sarebbero stati considerati come la legittima ribellione contro l'occupante straniero e i collaborazionisti filonazisti. E gli insorti sarebbero stati chiamati partigiani e non briganti. E le rappresaglie naziste non sarebbero state considerate un atto di giustizia.

mercoledì 11 agosto 2010

Stop ai padroni del DNA: dietro front sulla brevettazione del genoma umano

Da quando i progressi della biologia molecolare hanno fatto intravedere le potenzialità delle applicazioni diagnostiche sul DNA umano si è scatenata la caccia al brevetto. Essendo l'oggetto del contendere il DNA, si è immediatamente aperto il dibattito se fosse etico o meno brevettare un elemento esistente in natura e non oggetto della creatività ed inventiva dell’uomo. Non si può negare, infatti, che il DNA non sia un prodotto dell'invenzione umana. Nonostante questa verità, il 20% circa delle sequenza di DNA è attualmente brevettato. Aspri scontri sono avvenuti fra le istituzioni dei vari paesi, con differenze di vedute soprattutto fra Stati Uniti ed Europa, più incline quest'ultima a considerare non brevettabile il DNA.

Uno dei casi più controversi e illuminanti sul caos che regna in questo ambito è quello del test genetico basato sull’analisi di mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2. Questi due geni,scoperti grazie ad una collaborazione fra ricercatori di vari paesi, in gran parte finanziati con fondi pubblici, sono molto importanti perché controllano,assieme a tanti altri, i processi che stanno alla base dell'ordinata divisione cellulare e, quindi, dei tumori. Anomalie (mutazioni) di questi due geni possono essere trasmesse ereditariamente dai genitori ai figli, e predispongono le donne portatrici ad un maggior rischio di cancro alle ovaie ed alle mammelle, rischio che nel corso della vita è valutabile attorno al 90% e 60% rispettivamente per le due neoplasie. Finora l'unica modalità sicura di prevenzione e di riduzione del rischio nelle donne portatrici è la chirurgia profilattica, cioè l'asportazione chirurgica delle mammelle e/o delle ovaie il più presto possibile dopo la diagnosi. Le conseguenze, anche psicologiche, sulle giovani donne che decidono di sottoporsi ad interventi così devastanti di un tale approccio aggressivo sono facilmente immaginabili.

Nel 2001 la Myriad Genetics ottenne il brevetto negli Stati Uniti per tutte le applicazioni diagnostiche in grado di rilevare mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2, sia nei laboratori di ricerca che nei comuni laboratori di analisi chimico-cliniche. Da allora, cioè, è come se i due geni fossero di proprietà della Myriad, che può o meno concedere il diritto di usare questi due geni dietro pagamento di royalties.

La scoperta dei due geni suscitò molte speranze ed aspettative sia nei portatori delle mutazioni che nella comunità scientifica che sperava attraverso la diagnosi precoce di poter cambiare radicalmente la prognosi e l'aspettativa di vita di centinaia di famiglie.
La ricerca delle mutazioni dei due geni è oggi molto semplice da un punto di vista tecnico e relativamente poco costoso. Nel 1998 il costo negli USA si aggirava sui 1800 dollari e i rapidi progressi della tecnologia lasciavano sperare in un rapido abbattimento dei costi stessi. I ricercatori clinici ipotizzavano di riuscire a sviluppare metodiche diagnostiche sempre più semplici, di rapida esecuzione, meno costose e di approntare farmaci mirati.

Ma dopo la brevettazione le cose cambiarono drasticamente. Gli scienziati furono costretti ad interrompere i loro progetti di ricerca. Il costo del test diagnostico per i pazienti salì nell'arco di una decade fino a 3400 dollari, sebbene i costi materiali per eseguire il test stesso fossero diminuiti di circa un decimo nello stesso periodo. Sulle conseguenze negative del monopolio del DNA scrisse brillantemente Pietro Greco su l'Unità già nel 2002.

Nonostante il periodo di grave crisi economica, la Myriad Genetics continua a presentare brillanti bilanci e ad elargire lauti dividendi ai suoi azionisti: nel 2009 l'azienda dichiarò profitti per 326,5 milioni di dollari, in aumento di circa il 47% rispetto al 2008. Questo brevetto, da un lato, è risultato un chiaro ostacolo alla ricerca di strumenti migliori di conoscenza e cura della malattia; dall'altro è stato anche una fonte di notevole guadagno per l'azienda, che è riuscita a trasformare in un grande affare il dolore dei soggetti portatori delle mutazioni e dei loro familiari.

Per ottenere questi profitti, la Myriad non rinunciò a nulla. Attraverso aggressive e ben congegnate campagne pubblicitarie radiofoniche e televisive furono convinte a sottoporsi al test diagnostico anche donne non a rischio. Molti messaggi pubblicitari erano fuorvianti e non veritieri, dal momento che tralasciavano di evidenziare i limiti e i rischi connessi con una diagnosi precoce di una condizione per la quale non esistono strumenti terapeutici e profilattici non invasivi. Con lo scopo di spingere il maggior numero di persone a sottoporsi al test, tali messaggi enfatizzavano la paura e le speranze anche in donne non a rischio.

Con il passare del tempo furono evidenziati i limiti del test diagnostico, che è in grado di svelare solo alcune delle numerose mutazioni possibili a carico dei due geni. In altre parole, esistono falsi negativi, per cui donne portatrici di mutazioni ancora sconosciute oppure note, ma non evidenziabili con la metodica brevettata dalla Myriad, possono risultare negative e sviluppare poi un cancro, oltre che trasmettere le mutazioni alla prole. La Myriad si oppose ostinatamente, con rifiuti netti e reiterati, alla richiesta, avanzata da parte di alcuni laboratori che erano in grado di ricercare le mutazioni non viste dal metodo Myriad, di offrire ulteriori approfondimenti alle donne risultate negative al t est brevettato ma che erano ancora ad alto rischio. A nulla valsero le obiezioni dei clinici i quali fecero presenti che molte donne sarebbero potuto morire prima che la Myriad aggiornasse la sua metodica. Circa un anno dopo, la Myriad modificò il test, incrementandone il costo di circa 650 dollari, costo che molte compagnie di assicurazioni si rifiutarono di rimborsare ai propri clienti, i quali dovettero sborsare di tasca propria la somma necessaria.

L'azienda cominciò a proporre l'esecuzione del test anche presso gli ambulatori dei medici di famiglia e altri professionisti non specializzati nelle consulenze genetiche. Come risultato di tale aggressiva campagna furono evidenti ben presto le conseguenze negative: donne indotte erroneamente a sottoporsi all'asportazione delle mammelle e/o delle ovaie perché risultate falsamente positive e, al contrario, donne portatrici delle mutazioni risultate falsamente negative, e pertanto considerate a basso rischio, che morirono di cancro a causa di tale errore.

Nonostante le proteste di associazioni di consumatori, di pazienti, delle compagnie assicurative e di importanti società scientifiche, la Myriad negò ostinatamente, nonostante l'evidenza del contrario, che la sua aggressiva campagna pubblicitaria e le pressioni sulla classe mediche, fossero la causa degli effetti collaterali dello screening.

Nel 2004 l’EPO (European Patent Office) l’ufficio europeo brevetti, revocò per motivi tecnici il brevetto rilasciato nel 2001. Nessuna clinica o servizio sanitario nazionale dei paesi UE aveva comunque pagato alcuna royalties alla Myriad Genetics per l’utilizzo del test, a testimonianza della confusione che esiste anche dal punto di vista legale.
Affinché il lettore possa comprendere meglio i termini della faccenda è necessario addentrarci in qualche dettaglio tecnico. Cosa ha fatto la Myriad? Sicuramente non ha inventato un nuovo gene. Infatti i geni mutati sono anch'essi presenti in natura, da sempre, ben prima che sotto il sole comparissero i ricercatori della Myriad. Anche se mutati, imperfetti, e molto pericolosi per le donne che ne sono portatrici, i due geni son anch'essi un prodotto “naturale” che è divenuto imperfetto per cause sconosciute. La Myriad ha soltanto messo a punto una metodica di laboratorio con la quale si confronta la sequenza dei due geni della paziente con quella dei geni mutati. Se il DNA della donna in esame contiene le stesse mutazioni dei due geni “brevettati”dalla Myriad risulterà positiva al test e deciderà poi con il suo medico se sottoporsi all'asportazione degli organi. Al contrario, se i suoi geni sono normali risulterà negativa. Sarà negativa anche se portatrice di altre mutazioni, diverse da quelle dei geni brevettati, mutazioni anch'esse presenti in natura e che insorgono in regioni della sequenza di DNA diverse da quelle interessate dalle mutazioni dei geni brevettati, con tutti i rischi conseguenti alla falsa negatività. In altre parole, i ricercatori non sono intervenuti per modificare delle nuove sequenze di DNA o creare un nuovo gene diverso da quelli esistenti in natura, come avvenuto per altri geni, per esempio il gene dell'insulina o dell'eritropoietina i quali, in seguito all'intervento dell'uomo, hanno subito delle variazioni strutturali più o meno complesse, che ne hanno cambiato le proprietà chimiche e biologiche, per esempio, aumentandone la durata d'azione.

Il pendolo della storia sembra comunque essere girato verso il lieto fine in quanto, lo scorso marzo, il giudice Robert W Sweet ha revocato sette dei brevetti registrati dalla Myriad, accogliendo le tesi della Association for Molecular Pathology, della American Civil Liberties Union (ACLU), la Public Patent Foundation e molte altre associazioni di pazienti e ricercatori secondo le quali il brevetto sul test sarebbe incostituzionale in quanto violerebbe il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America sulla libertà di parola, che garantisce la libera circolazione delle informazioni. La battaglia che si è appena conclusa ha visto l'affermazione di coloro che considerano la natura non brevettabile.
Se al decisione della corte resisterà all'assalto dei ricorsi dei legali della Myriad, sarà molto più difficile in futuro per gli speculatori continuare ad impossessarsi del DNA umano.