Nessun
pericolo per la popolazione del vicentino che dovesse bere l'acqua potabile che
ha presentato valori anomali di alcune sostanze.
È questa la rassicurante conclusione
che le istituzioni (1) hanno fatto prontamente trapelare su tutti gli organi
di stampa locali, e diffuso ai quattro venti con ogni strumento mediatico
commentando i risultati dei campionamenti che hanno rivelato la presenza in
concentrazioni altissime, anche di centinaia di volte superiori a quelle
stabilite dalla normativa di alcuni paesi europei e negli USA, di sostanze perfluoro-alchiliche nelle acque
superficiali di in una trentina di comuni veneti. Il tranquillizzante messaggio
che, com’è d’uopo in simili occasioni, è stato immediatamente divulgato all’unisono
dai responsabili della salute dei cittadini, riguarda una vicenda che è stata
definita quasi surreale in quanto circondata da molti contorni poco chiari (2) .
Cosa sono le sostanze perfluoalchiliche?
Le sostanze
perfluoalchiliche (PFAA) sono un numeroso gruppo di sostanze contenenti
carbonio e fluoro, note con altri vari nomi (sostanze chimiche perfluorate), le
più note delle quali sono l'acidoperfluoroottanoico (PFOA) e l'acido perfluoottano
sulfonato (PFOS).
Come si legge nel
comunicato emesso dall'ISS il 10 giugno 2013 le PFAA (3) “sono composti dotati di elevata persistenza nell’ambiente
e di capacità di bioaccumulo. Tra le possibili e diverse vie di assorbimento da
parte dell’organismo umano la via orale tramite consumo di acqua potabile di
alimenti è la più significativa per la popolazione generale.”
Le PFAA sono state
utilizzate per decine di anni in numerosi processi produttivi in quanto
conferiscono alle superfici trattate proprietà di oleorepellenza e
idrorepellenza, cioè le rendono impermeabili all'acqua, alle sostanze oleose,
allo sporco.
Il PFOA è stato usato come rivestimento
impermeabilizzante per tessuti, pellame, carta oleata; entra nella costituzione
della cera per pavimenti e nei ritardanti di fiamma contenuti nelle schiume
presenti sia in alcuni materassi che nei sedili delle auto.
Veniva inoltre usato come
schiuma negli estintori, per
l'impermeabilizzazione dell'abbigliamento sportivo (nomex, gore-tex). Il suo
utilizzo più noto è, probabilmente, come rivestimento antiaderente per padelle
e pentolame, in quanto componente del Teflon, un prodotto definito “miracoloso”
dalla stessa suo istituzionale produttrice, l'americana DuPont che, sul suo
sito istituzionale in lingua inglese (4), confessa che, dal momento in cui la molecola è stata
brevettata, nel 1938, è entrata a far parte di un numero così grande di
prodotti che loro stessi non sanno quanti siano gli oggetti che la contengono.
Il PFOA e gli altri PFAA sono pericolosi per la salute umana?
Il PFOA e gli altri PFAA
sono considerati interferenti o distruttori endocrini. Un distruttore endocrino
è definibile come una sostanza esogena che interferisce con la sintesi, la
secrezione, il trasporto, il metabolismo, il legame o l’eliminazione di ormoni
naturalmente prodotti e circolanti nel sangue umano e che sono presenti
fisiologicamente nel corpo essendo responsabili per l’omeostasi, la riproduzione
e lo sviluppo dell’essere umano.
Sono molecole talmente
pericolose che il ministero dell’Ambiente
e della Tutela del Territorio e del Mare ha nel 2008 promosso e finanziato il
progetto “ PREVIENI “Studio in aree Pilota sui Riflessi ambiEntali e sanitari
di alcuni contaminanti chimici emergenti (interferenti endocrini): ambiente
diVIta, E siti riproduttivi e ripercussioNI nell’età evolutiva (5).
Oltre a finanziare alcuni
studi epidemiologici cui accenneremo in seguito, i tecnici del ministero e
dell'ISS (gli stessi che hanno elaborato il comunicato tranquillizzante del 10 giugno
cui facevo riferimento all'inizio?) hanno elaborato un decalogo per il
cittadino (liberamente scaricabile da Internet) nel quale gli interferenti endocrini sono definite “ sostanze che
alterando l’ equilibrio ormonale possono provocare patologie di diverso genere
e da alcuni anni sono oggetto di attenzione
crescente da parte della comunità scientifica e della comunità politico-amministrativa.”
Da cosa deriva questa
crescente attenzione? Probabilmente dalla risonanza che ha avuto il caso
dell'inquinamento delle acque superficiali causato dalla Dupont negli Stati
Uniti (6), di cui al prossimo paragrafo.
Il caso della DuPont
All’epoca della prima
commercializzazione e immissione nei processi di produzione, nel 1951, la legge
degli Stati Uniti non richiedeva ai produttori di sostanze chimiche di
presentare informazioni riguardanti la sicurezza per l’ambiente e la salute
umana prima della commercializzazione.
Dopo l’emanazione del Toxics
Substances Control Act (TSCA) da parte del Congresso nel 1976, oltre
63.000 sostanze chimiche, tra cui il
PFOA, ricevettero l’autorizzazione alla commercializzazione “in bianco” per l'uso in prodotti di consumo e
industriali, imponendo l'obbligo, però,
di dare tempestiva comunicazione alle autorità qualora gli industriali fossero
venuti in possesso di informazioni che soltanto facessero sospettare la
pericolosità delle sostanze chimiche da loro prodotte.
L’acido perfluoroottanoico
fu così rilasciato nell’ambiente, sia mediante emissione nell’aria atmosferica
che mediante scarichi nel fiume Ohio, causando la contaminazione delle falde
acquifere. I campionamenti effettuati sia su centinaia di pozzi privati che su
fonti pubbliche dimostrarono che, persino dopo la drastica riduzione dell’immissione
da parte dell’impianto chimico, la contaminazione delle acque potabili da parte
dell’acido perfluoroottanoico persisteva e continuava ad aumentare negli anni
in alcuni distretti situati in prossimità dell’impianto chimico.
Nei 10-20 anni seguenti alla sua introduzione iniziale nei processi di produzione la Dupont aveva
ottenuto dati che suggeriscono come il
PFOA si accumuli nel sangue umano,
non si distrugge facilmente
nell'ambiente, e può causare gravi problemi di salute, tra cui danni al fegato
, difetti di riproduzione e dello sviluppo del feto, e diversi tipi di tumori.
Il PFOA fu infatti individuato in una elevata percentuale di
campioni di sangue umano e di polvere di
casa prelevati in numerose case nel Massachusetts, nel Maine,
a New York, in Oregon e in California, e ha contaminato l’acqua potabile in alcune comunità nella
Virginia dell’est e in Minnesota. DuPont
e 3M, le aziende che hanno impiegato questa sostanza chimica in diversi
processi produttivi, erano a conoscenza della persistenza nell’ambiente e degli effetti potenzialmente
dannosi sulla salute già da molti anni,
ma non avvisarono la US Environmental Protection Agency (EPA) sugli effetti avversi, come prevede il TSCA. L’EPA ha multato la DuPont per un minimo di $ 13 milioni di dollari e un
massimo potenziale di 300 milioni di dollari
per la sua violazione della TSC, e
sono state avviate almeno tre cause di massa (note anche come class
action) contro DuPont e 3M, riguardanti
i danni e gli effetti negativi per la salute attuali e futuri. In una di queste cause svoltasi a
Parkersburg, West Virginia fu raggiunto con la DuPont un accordo economico che
includeva accantonamenti di somme rilevanti per l’effettuazione di uno
screening della popolazione e un programma di sorveglianza della comunità , con la possibilità di
ulteriori indagini epidemiologiche, se consigliato da un gruppo indipendente di
esperti epidemiologi.
A partire dal 2005,
numerosi studi epidemiologici sono stati condotti nelle popolazioni americane
che avevano bevuto per anni le acque avvelenate dalla DuPont. Gli studi hanno dimostrato un eccesso
statisticamente significativo di numerose patologie rispetto alla popolazione
di controllo che non aveva bevuto acqua contaminata. In particolare è stato
osservato un aumento:
1) dell’incidenza (cioè dei
nuovi casi ogni anno) di cancro del rene, del testicolo, della prostata e di
linfomi non Hodgkin, che erano circa il
doppio negli esposti e raggiungevano il triplo per il cancro del testicolo nei
soggetti con le più alte concentrazioni di PFOA nel siero (7); 2) delle alterazioni della funzione della tiroide
(livelli più elevati degli ormoni tiroidei e di TSH) e, per quanto riguarda il
PFOA, anche dei casi di ipotiroidismo subclinico (8); 3) dei casi di infertilità femminile (9), effetto questo osservato anche da autori italiani (10); 4) dei casi
di disfunzione del sistema immunitario nei bambini, anche a dosi notevolmente
inferiori rispetto a quelli considerati “accettabili” in Germania e negli USA (11); 5) aumento della pressione arteriosa e dell’omocisteina (una sostanza che
favorisce l’aterosclerosi e le trombosi) negli adulti (12). È stata inoltra evidenziata una riduzione del numero
e della qualità degli spermatozoi negli uomini adulti, soprattutto in quelli
che erano stati esposti ad elevati livelli di PFOA durante la loro permanenza
nell’utero materno nei nove mesi di vita pre-natali (13).
Il dato più preoccupante
emerso da questi studi è che il rischio di contrarre una o più delle suddette
patologie nella vita adulta è maggiore negli uomini e nelle donne i quali
durante il loro periodo di vita intra-uterina furono esposti ad elevati livelli
di PFAA presenti nel sangue della loro madre. In altre parole, nei nove mesi di
gravidanza questi bambini ricevettero ogni giorni attraverso la placenta
quantità enormi di PFAA. In pratica, ed è questo un meccanismo comune a tutti
gli interferenti endocrini, è come se questi adulti fossero nati già programmati,
predestinati a contrarre in seguito, anche a distanza di decenni dalla nascita,
una o più delle tante malattie causate dai distruttori endocrini.
Il caso del PFOA illustra
l'importanza del contenzioso come strumento per la tutela della salute pubblica
nel contesto di un sistema di regolamentazione che richiede soltanto un minimo test delle sostanze chimiche prima della loro
commercializzazione e si affida ai
produttori che devono fornire le prove prova per dell’esistenza di rischi per la
salute della popolazione
PFAA in Italia
Le PFAA sono state riscontrate in
concentrazioni enormi, fino a 1.500 ng/l di PFOA, nel fiume Po e, più recentemente,
nelle acque destinate al consumo umano in diverse provincie del Veneto
Non essendoci limiti “normali”
stabiliti dalla legge in Italia, non vi sono valori ai quali riferirsi,
cosicché sarà praticamente impossibile stabilire se le industrie inquinanti
abbiano effettivamente avvelenato l'ambiente e compromesso la salute di milioni
di persone.
Nel comunicato stampa emesso dalla Regione Veneto (1) si richiama il più volte citato comunicato dell'ISS (3), nel quale si mette l'accento “...sull’assenza di un
rischio immediato per la popolazione, ma a scopo cautelativo ha consigliato
l’adozione di misure di trattamento delle acque potabili per l’abbattimento
delle sostanze in questione e di prevenzione e controllo delle filiera idrica
delle acque destinate al consumo umano nei territori interessati
Secondo quanto riportato
sul sito della SIVeMP (2), il sindacato dei medici veterinari di area pubblica
del Veneto, il responsabile il responsabile del Dipartimento di sicurezza
alimentare dell’Ulss 5 Giancarlo Acerbi avrebbe dichiarato che, in base al
parere dell'ISS “..l’acqua quindi resta potabile, perché in questo momento il nostro unico
riferimento è il parere dell'Istituto superiore della sanità comunicato il 10
giugno: secondo la raccomandazione dell'ente europeo per la sicurezza
alimentare i livelli, con questo ordine di grandezza sono inferiori alla dose
giornaliera considerata tollerabile per un individuo. Rispetto a questi
riferimenti quindi possiamo essere tranquilli. Nonostante questo il monitoraggio
continua.
In altre parole, l'acqua potabile
rimane avvelenata però possiamo continuare a berla, confidando nel responso dei
tecnici che negano l'assenza di rischio immediato per la popolazione.
Cosa
significa assenza di rischio immediato? Esistono rischi tardivi o per le future
generazioni?
Se per assenza di rischi “ immediati”
per la popolazione s'intende che non ci sono rischi di danni “acuti” in grado
di provocare un aumento immediato dei
ricoveri ospedalieri o del numero decessi simile a quello che si può verificare
dopo un'esplosione in una centrale nucleare o un’intossicazione alimentare
collettiva, questo è probabilmente vero.
Ma se non esistessero
rischi per la popolazione, perché i tecnici hanno ravvisato “l’opportunità” e
l’ urgenza di adottare adeguate misure di mitigazione dei rischi, di prevenzione e controllo estese alla filiera
sulla contaminazione delle acque da destinare e destinati al consumo umano nei
territori interessati? (3)
Perché
diventa urgente adottare misure costose e probabilmente inefficaci come quelle
finora attuate?
Se non ci fosse alcun
rischio per la popolazione, si potrebbe continuare a bere tranquillamente
l'acqua inquinata dai PFAA.
Evidentemente i rischi per
la salute umana ci sono e sono noti da molti anni, grazie anche ai risultati
degli studi epidemiologici che la Dupont è stata costretta a finanziare negli
USA dopo la dimostrazione della sua condotta irresponsabile e dannosa per
l'ambiente.
In Italia invece nessuno
probabilmente pagherà mai, pur essendo stata con ogni probabilità identificata
almeno una delle industrie produttrici di PFFA che nel vicentino, causa la
perdita di un tubo collettore, ha inquinato le falde acquifere.
Da quanto tempo è iniziato l'inquinamento delle acque potabili nel
vicentino e nelle altre provincie del Veneto?
Noi siamo stati informati
solo in questi giorni che alcune popolazioni stanno bevendo acqua inquinata da
sostante cancerogene e tossiche, grazie ai risultati di un'indagine di
campionatura delle acque potabili in Italia, promossa dall'Unione Europea come passo preliminare
per conoscere lo stato di inquinamento dell'acqua potabile da parte delle PFAA
e arrivare a stabilire dei livelli “accettabili” in tutta Europa.
È noto che anche negli anni
1970 la stessa ditta (a quei tempi posseduta da una famiglia di famosi industriali
vicentini), che sarebbe stata identificata grazie all'indagine avviata dalla
procura come una delle possibili fonti d'inquinamento, fu implicata in almeno
un caso di grave inquinamento delle falde acquifere, probabilmente con le
stesse sostanze chimiche di cui stiamo parlando oggi.
Se l’odierno inquinamento
fosse stato scoperto in quegli anni, anche allora le autorità avrebbero parlato
di “assenza di rischio immediato”.
Ma nel frattempo quelle
sostanze tossiche sono rimaste nell'ambiente, le loro concentrazioni sono
aumentate giorno dopo giorno, fino a raggiungere quelle elevatissime attuali, e
si sono accumulate nell'organismo della popolazione esposta causando tumori ed
altri danni irreversibili, quali quelli paventati dei tecnici dell’ISS nel decalogo
sugli interferenti endocrini. Le donne gravide hanno continuato, e continuano,
a bere PFAA trasmettendoli attraverso la placenta ai bambini che portavano e
portano in grembo, bambini che nasceranno già con un livello altissimo di
queste sostanze e già programmati per sviluppare una o più di quelle malattie
che sappiamo avere i distruttori endocrini come causa principale o concausa
determinante: alcuni tipi di tumori, malattie delle tiroide, malattie
autoimmuni, obesità, disturbi della fertilità femminile, alterazioni della
quantità e della qualità dello sperma.
Pertanto il
danno immediato esiste ed è reale, sia a carico della popolazione che èo ra, in
questo momento esposta all'acqua avvelenata sia per le generazioni future.
Quanti
bambini veneti non sono mai nati e non nasceranno a causa dei danni
irreversibili causati dai PFAA all'apparato riproduttivo dei loro genitori?
Quanti bambini, uomini e
donne veneti sono stati costretti ad interventi chirurgici per estirpare noduli
tiroidei o ad assumere per tutta la vita farmaci per curare le loro malattie
della tiroide, o di altri organi, causate da queste molecole tossiche oramai
così diffusamente e irreversibilmente disperse nell'ambiente?
Qual è il
contributo dei PFAA allo spaventoso incremento, di oltre il 40% per il 2012 (14) rispetto al 2011 (15) dei casi di linfomi stimati per i maschi residenti
nelle ULSS 4, 5 e 6 della provincia di VI - e con percentuali minori anche
nelle donne - dagli esperti del registro tumori del Veneto, a fronte di un amento
medio per la regione del 17% circa nei maschi
e del 4% nelle femmine?
Conclusioni
Sono questi che abbiamo
riportato soltanto alcuni dei danni che possono essere stati causati o
concausati dai PFAA nelle popolazioni vicentine. Danni in atto e non potenziali,
che sono già avvenuti in altri casi simili. Lo dimostrano, definitivamente, i
risultati degli studi epidemiologici imposti dalle autorità americane alla
Dupont, anche e soprattutto sull'onda delle proteste e delle richieste avanzate
dalle associazioni ambientaliste e di cittadini che avevano bevuto a loro
insaputa per decenni acqua inquinata dagli impianti chimici della ditta. Danni
persistenti e in atto che sono stati dimostrati circa 40-50 anni dopo l'inizio della
produzione su larga scala di prodotti contenenti le sostanze incriminate.
Se I PFAA si
sono dimostrate tossiche e cancerogene per i cittadini americani perché
dovrebbero essere innocue per i cittadini veneti
Gli
inquinatori delle acque potabili vicentine pagheranno mai il fio delle loro
colpe come avvenuto negli USA?
Probabilmente NO, perché i
governi che si sono succeduto e le autorità nazionali e locali che sono stati
in questi anni non si sono mai preoccupate di impedire che in nome del profitto
fosse impedita la contaminazione dell'ambiente, delle falde acquifere e della
catena alimentare. Grazie all’inerzia ed incapacità di una classe politica
inetta, nessuno finanzierà studi
epidemiologici simili a quelli condotti negli USA sulle popolazioni esposte che
ci consentano di sapere se vi siano stati danni alla salute umana.
Riferimenti
1. Regione Veneto -
Comunicato n.1185 - INQUINAMENTO ACQUE SUPERFICIALI IN UNA TRENTINA DI COMUNIVENETI. COLETTO: «ATTIVATA DIREZIONE PREVENZIONE, GIA’ ASSUNTE MISURE. ISSRASSICURA SU RISCHIO PER PERSONE». [Internet]. [citato 22 luglio 2013].
Recuperato da:
http://www.regione.veneto.it/web/guest/comunicati-stampa/dettaglio-comunicati?_spp_detailId=2522113
2. L’acqua sospetta nel Vicentino. Inchiesta aperta nel vuoto dilegge. Una classica emergenza all’italiana? [Internet]. [citato 22 luglio
2013]. Recuperato da:
http://www.sivempveneto.it/leggi-tutte-le-notizie/15940-lacqua-sospetta-nel-vicentino-inchiesta-aperta-nel-vuoto-di-legge-una-classica-emergenza-allitaliana
3. ISS_perfluorurati_a_Vicenza_0613.pdf [Internet]. [citato 22
luglio 2013]. Recuperato da:
http://prevenzione.ulss20.verona.it/docs/Sian/IgieneNutrizione/Acque/Pfas/ISS_perfluorurati_a_Vicenza_0613.pdf
4. Teflon ®| DuPont Teflon® Nonstick Coatings and Additives
[Internet]. [citato 22 luglio 2013]. Recuperato da:
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5. decalogo_interf_endocr_191012.pdf [Internet]. [citato 22
luglio 2013]. Recuperato da:
http://www.minambiente.it/export/sites/default/archivio/allegati/interferenti_endocrini/decalogo_interf_endocr_191012.pdf
6. Perfluorooctanoic Acid [Internet]. [citato 22 luglio 2013].
Recuperato da: http://defendingscience.org/case-studies/perfluorooctanoic-acid
7. Vieira VM, Hoffman K, Shin H-M, Weinberg JM, Webster TF,
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8. Lopez-Espinosa M-J, Mondal D, Armstrong B, Bloom MS, Fletcher
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9. Fei C, McLaughlin JK, Lipworth L, Olsen J. Maternal levels of
perfluorinated chemicals and subfecundity. Hum Reprod Oxf Engl. maggio2009;24(5):1200–5.
10. La Rocca C, Alessi E, Bergamasco B, Caserta D, Ciardo F,
Fanello E, et al. Exposure and effective dose biomarkers for perfluorooctane
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11. Grandjean P, Budtz-Jørgensen E. Immunotoxicity of
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12. Min J-Y, Lee K-J, Park J-B, Min K-B. Perfluorooctanoic acid
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14. download.pdf [Internet]. [citato 22 luglio 2013]. Recuperato
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http://www.registrotumoriveneto.it/components/download.php?file=/registro/incidenza/Stime%20per%20ASL%202012.pdf
15. Microsoft Word - Stime2011 per ASL.doc - Stime2011 per ASL.pdf
[Internet]. [citato 22 luglio 2013]. Recuperato da:
http://www.registrotumoriveneto.it/registro/incidenza/Stime2011%20per%20ASL.pdf
Sto predisponendo un post sull'importanza dell'acqua bene comune; in esso parlo delle preoccupazioni di cittadina per l'acqua della mia zona e inserirò il tuo blog come approfondimento . Grazie per la tua tenacia
RispondiEliminadonata
Grazie a te Donata. Parlando di tenacia sicuramente tu e gli altri amici mi siete da esempio, visto l'impegno che ci state mettendo per la raccolta delle firme contro l'inceneritore (a proposito, non chiamatelo più gassificatore, per favore).
RispondiEliminaSe, come dice l'articolo, esiste associazione altamente significativa tra PFAA e alcuni tipi di tumore, malattie tiroidee, autoimmuni,obesità, disturbi della fertilità femminile e maschile, avremmo fatto BINGO! In realtà l'origine multifattoriale di tante patologie tumorali e croniche spesso è dovuta a moltissimi bruscolini che con una certa ciclicità osserviamo come se fossero delle travi. Un esempio: atrazina bentazone molinate, a metà anni ottanta l'allora ministro DonatCatten modifica i limiti soglia per le acque potabili onde consentirne l'uso quotidiano a MILIONI di padani. Ne seguì uno sciagurato referendum che tolse competenze alle usl in tema di controlli ad acqua, aria, suolo creano il doppione ARPA con confusione di ruoli e di competenze con i dipartimenti di prevenzione delle USL. Non mi sembra che oggi sul tema aria si stia meglio e parliamo di qualcosa che ci interessa TUTTI per vivere. Dedichiamoci alle travi e a una visione più sistemica dei problemi di salute. Auguri da un vecchio igienista bresciano
RispondiEliminacose che dobbiamo conoscere
RispondiEliminaThaanks for sharing
RispondiElimina