sabato 23 luglio 2016

All’Istituto Superiore di Sanità sapevano dei PFAS in Italia almeno dal 2000. Cosa hanno fatto nei 10 anni successivi?


Uno degli aspetti più controversi della vicenda PFAS in Veneto è se le istituzioni regionali, locali e nazionali sapessero prima del 2013 che la Miteni è l’unica produttrice di PFAS nel Nord Est d’Italia. Diversi funzionari della regione e dell’ULS5 Ovestvicentino, nel cui territorio ricade l’azienda produttrice, e molte altre che i PFAS li utilizzano, hanno ripetutamente affermato che prima dell’estate del 2013 nessuno in Veneto fosse  a conoscenza della presenza dei PFAS nell’ambiente della regione.
Questa affermazione è inverosimile e parrebbe smentita da un documento che ho scovato negli archivi dell’EPA, grosso modo l’equivalente del ministero per l’ambiente italiano)  e che può essere scaricato da qui .

lunedì 6 giugno 2016

Biomonitoraggio PFAS nei Veneti: errori grossolani dei ricercatori o miracolo della Madonna di Monte Berico?

Il 20 aprile 2016, nel corso di una conferenza stampa che ha avuto un notevole risalto mediatico, sono stati presentati i risultati del biomonitoraggio eseguito su un campione di circa 500 cittadini Veneti.  Il biomonitoraggio è consistito nella ricerca nel sangue di una dozzina di sostanze perfluoroalchiliche o PFAS, le più note dei quali sono PFOA e PFOS .

lunedì 23 maggio 2016

Il 27 maggio ore 18,30 a Padova con gli studenti dell'università

Il 27 maggio 2016 alle ore 18,30 a Padova, nell'ambito Summer  Student Festival, Golena San Massimo,parleremo di PFAS e contaminazione della catena alimentare Tutti invitati..

sabato 21 maggio 2016

70 ng/litro: questi i nuovi limiti americani per PFOA più PFOS

L'EPA (Environment Protection Agency, l'agenzia per la proezione dell'ambiente) ha rilasciato i nuovi limiti aggiornandoli a 70 ng/litro per la somma di PFOA e PFOS. I limti precedenti erano 200 ng/l per il PFOS e 400 ng/l per il PFOA.
L'aggionamento al ribasso è la conseguenza della pubblicazione dei risultati di alcuni studi che hanno valutato la tossicità evolutiva (developmental toxicity) nei  topi. Questi risultati dimostrano che negli animali possono comparire anomalie dello svliluppo osseo e del sistema immunitario nei topini esposti durnante la gravidanza a concentrazioni molto più basse di quelle considerate in studi precedenti.

mercoledì 18 maggio 2016

La qualità dell'acqua è ancora scarsa nel regno dei PFAS

La qualità dell'acqua è ancora insufficiente, avrebbe dichiarato il procuratore generale di Vicenza,  nonostante tutti gli sforzi compiuti, secondo quanto riportato sul sito di un sindacato dei veterinari del Veneto 

Ma i sindaci, la regione e le ULSS che stanno battendo a tappeto il segno dei PFAS distribuendo informazioni imprecise e incomplete ai fini di tranquillizzare (nel senso di spargere tranquillanti) e affermando che l'acqua è sicura, sono d'accordo?

Le preoccupazioni del procuratore confermano quanto ISDE Veneto va dicendo da anni, l'acqua contente anche minime quantità di PFAS , è pericolosa per la salute umana ed animale. Non va bevuta né utilizzata per qualsiasi altro uso umano. Non è che il procuratore di Vicenza sia in realtà  un allarmista pagato dall'ISDE?

sabato 7 maggio 2016

Lo studio ISDE-ENEA identifica un eccesso di oltre 1000 morti in 30 anni nel regno dei PFAS

Lo studio ISDE-ENEA descritto dal giornale L'Arena di Verona 


Pfas, studio Isde-Enea: boom di decessi nelle aree interessate. In 30 anni 1.300 morti sospette. Sono 43 morti in più all’anno rispetto alle zone vicine non coinvolte dalla contaminazione

 
Sono 43 morti in più all’anno: 1.300 decessi in più in 30 anni. E si tratta di morti riconducibili a malattie cerebro-vascolari, cardio-vascolari, diabete e tumore del rene, favorite dall’inquinamento da Pfas delle acque di falda e superficiali. Si tratta di un 10 per cento in più della media che si registra nelle aree vicine.
Ad affermarlo è uno studio dall’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie e l’energia e l’Isde, l’Associazione medici per l’ambiente. I risultati dell’indagine sono stati presentati ieri a Roma in un convegno nel quale si indagava il ruolo della salute in rapporto coi «sistemi produttivi».  «Questa ricerca ha verificato che esiste un grave problema per la salute pubblica», afferma Umberto Bai, medico dell'Isde che con i suoi colleghi Vincenzo Cordiano e Paolo Crosignani e con i

Se volete ascoltare una mia intervista sui pfas alla radio del FQ

martedì 3 maggio 2016

I limiti mutevoli dei PFAS: i gestori chiedono di alzarli e le autorità li accontentano


I limiti di performance o obiettivo stabiliti dall'Istituto superiore di Sanità" nel gennaio 2014 sono stati ritoccati al rialzo nell'estate 2015 su espressa richiesta dei gestori. Questo si evince chiaramente da un documento ufficiale della Regione veneto, il Report informativo consegnato ai consiglieri regionali in occasione del Consiglio straordinario sui PFAS tenuto il 22 marzo u.s..

"..."a seguito della segnalazione da parte degli enti gestori del Servizio Idrico Integrato del rischio di dover procedere alla sospensione dell’erogazione dell’acqua potabile, a seguito delle riduzioni estive delle portate che determinano un abbattimento delle capacità depurative dei filtri, le strutture sanitarie della Regione Veneto con nota del 9.7.2015 prot. 277968, si sono premurate di chiedere un parere all’Istituto Superiore di Sanità per valutare la possibilità di consentire una variazione delle concentrazioni dei PFAS a corta catena (PFBA e PFBS), in via transitoria in modo tale da impedire la sospensione dell’erogazione dell’acqua potabile nelle aree interessate, evento quest’ultimo considerato di potenziale e rilevante impatto generale sulla salute pubblica.

domenica 1 maggio 2016

La catena alimentare non è per niente immune dalla contaminazione da PFAS


Questa è una lettera da me spedita il 20 aprile 2006 alla redazione de "Il Mattino di Padova", gruppo l'Espresso con preghiera di pubblicazione. Finora non risulta che sia stata pubblicata.

Gentile redazione,
Ho letto con molto interesse l'articolo firmato da Filippo Tosatto dal titolo "La catena alimentare immune da PFAS" del 28 aprile u.s..
Il titolo può indurre la falsa convinzione che gli alimenti prodotti nelle zone contaminate siano tutti privi di tali sostanze. Il biomonitoraggio della catena alimentare ha invece dimostrato una contaminazione di almeno il 15% dei campioni analizzati, con concentrazioni particolarmente elevate in alcuni campioni di pesce di fiume a Creazzo (VI), di fegato e muscoli animale, uova, patate in diversi comuni. Le concentrazioni di PFOS nel pesce analizzato, sono tali da causare il superamento della dose massima tollerabile giornaliera per più giorni anche mangiando una sola piccola porzione, particolarmente nei bambini  e nei forti consumatori di pesce come possono essere i pescatori amatoriali. Pertanto, come si intuisce dal testo dell'articolo, gli alimenti contaminati possono contribuire all'aumento dei PFAS nel sangue, soprattutto in alcune categorie di persone, anche se il loro contributo è relativamente minore rispetto all'acqua potabile. L'acqua la beviamo tutti noi e tutti i santi giorni. Non tutti mangiamo invece carne o pesce e non tutti i giorni.
Non ha, inoltre, alcuna validità scientifica l'affermazione che il PFOA è veicolato dall'acqua e il PFOS  dall'acqua. Entrambi possono essere presenti nell'acqua, nei cibi e nelle matrici ambientali,  anche se è vero che il PFOS si accumula preferenzialmente nel fegato e nei muscoli degli animali.
Confidando nella pubblicazione della presente, invio i miei più cordiali saluti.
Vincenzo Cordiano
Presidente della sezione di Vicenza e Referente regionale per il Veneto dell'associazione medici per l'ambiente-ISDE Italia onlus

PS
Che la catena alimentare venga facilmente contaminata dai PFAS  lo sappiamo da un decennio, dopo i risultati dello studio europeo PERFOOD che ha evidenziato come circa il 16% dei campioni analizzati contengano elevate concentrazioni di PFAS. Tale percentuale è simile al 12-13% dei campioni risultati positivi nel corso del biomonitoraggio della regione veneto.
Come dico nella lettera, e come cerco di spiegare meglio qui  soprattutto i bambini che risiedono nelle zone contaminate, possono superare facilmente la dose massima giornaliera consigliata dall'EFSA, che ricordiamolo è circa 8 volte superiore a quella degli Stati Uniti.

lunedì 25 aprile 2016

L'acqua condita con PFAS non è sicura

In questi giorni la stampa compiacente, con giornalisti incapaci di documentarsi e di giudizio autonomo, incapaci o accondiscententi a tal punto da vendere il cervello al miglior offerente, hanno fatto a gara a rilanciare affermazioni  false e prive di ogni fondamento scientifico. Per esempio, il giornale di vicenza e altri, continuano a dire che l'acqua nelle zone contaminate è sicura e si può bere tranquillamente. Ora questa affermazione è palesamente falsa e serve solo a ingenerare la convinzione al lettore frettoloso o poco attento che l'acqua non contenga più pfas. E invece la concentrazione media del pfoa è stata soltanto dimezzata in tre anni di filtri, e tale dimezzamento è stato ottenuto anche miscelando acqua inquinata con acqua pura,una pratica criminale.
Nessun scienziato serio, che non sia pagato dall'industria o che non abbia timore di perdere la pagnotta quotidiana che gli passa l'azienda pubblica o privata per la quale lavora, può in scienza e coscienza sostenere che un qualsiasi livello di pfas diverso da zero sia sicuro per la salute umana. Pertanto bere acqua con 10, 50 o 100 ng/litro, potrebbe essere ugualmente pericolosa, soprattutto per alcuni gruppi di popolazione partcolarmente suscettibili (neonati, bambini, donne gravide, anziani con varie patologie).
Pertanto rinnovo il mio consiglio a non bere acqua contenente pfas.

sabato 26 marzo 2016

Nel regno dei PFAS si muore di più, ma non a causa dei PFAS


Secondo il giornale di Vicenza del 23/3/2016  “..non c’è una correlazione diretta tra decessi per patologie associabili all’esposizione  ai PFAS e questo inquinamento.” Infatti “.. i dati in possesso della Regione Veneto non evidenziano un danno alla salute in atto” ….:” Bene, c’è pertanto da stare tranquilli. Queste dichiarazioni, che sarebebro contenute nel report informativo consegnato ai consiglieri regionali in occasione del consiglio  straordinario del 22/3 u.s.,  dovrebbero tranquillizzare tutti e dimostrare l’infondatezza delle preoccupazioni di quei pochi medici  e cittadini che, secondo qualche politico di maggioranza, dovrebbero essere denunciati per procurato allarme.