domenica 1 maggio 2016

La catena alimentare non è per niente immune dalla contaminazione da PFAS


Questa è una lettera da me spedita il 20 aprile 2006 alla redazione de "Il Mattino di Padova", gruppo l'Espresso con preghiera di pubblicazione. Finora non risulta che sia stata pubblicata.

Gentile redazione,
Ho letto con molto interesse l'articolo firmato da Filippo Tosatto dal titolo "La catena alimentare immune da PFAS" del 28 aprile u.s..
Il titolo può indurre la falsa convinzione che gli alimenti prodotti nelle zone contaminate siano tutti privi di tali sostanze. Il biomonitoraggio della catena alimentare ha invece dimostrato una contaminazione di almeno il 15% dei campioni analizzati, con concentrazioni particolarmente elevate in alcuni campioni di pesce di fiume a Creazzo (VI), di fegato e muscoli animale, uova, patate in diversi comuni. Le concentrazioni di PFOS nel pesce analizzato, sono tali da causare il superamento della dose massima tollerabile giornaliera per più giorni anche mangiando una sola piccola porzione, particolarmente nei bambini  e nei forti consumatori di pesce come possono essere i pescatori amatoriali. Pertanto, come si intuisce dal testo dell'articolo, gli alimenti contaminati possono contribuire all'aumento dei PFAS nel sangue, soprattutto in alcune categorie di persone, anche se il loro contributo è relativamente minore rispetto all'acqua potabile. L'acqua la beviamo tutti noi e tutti i santi giorni. Non tutti mangiamo invece carne o pesce e non tutti i giorni.
Non ha, inoltre, alcuna validità scientifica l'affermazione che il PFOA è veicolato dall'acqua e il PFOS  dall'acqua. Entrambi possono essere presenti nell'acqua, nei cibi e nelle matrici ambientali,  anche se è vero che il PFOS si accumula preferenzialmente nel fegato e nei muscoli degli animali.
Confidando nella pubblicazione della presente, invio i miei più cordiali saluti.
Vincenzo Cordiano
Presidente della sezione di Vicenza e Referente regionale per il Veneto dell'associazione medici per l'ambiente-ISDE Italia onlus

PS
Che la catena alimentare venga facilmente contaminata dai PFAS  lo sappiamo da un decennio, dopo i risultati dello studio europeo PERFOOD che ha evidenziato come circa il 16% dei campioni analizzati contengano elevate concentrazioni di PFAS. Tale percentuale è simile al 12-13% dei campioni risultati positivi nel corso del biomonitoraggio della regione veneto.
Come dico nella lettera, e come cerco di spiegare meglio qui  soprattutto i bambini che risiedono nelle zone contaminate, possono superare facilmente la dose massima giornaliera consigliata dall'EFSA, che ricordiamolo è circa 8 volte superiore a quella degli Stati Uniti.

3 commenti:

  1. Gentile Dr.Cordiano,
    sono consigliere comunale a Sovizzo.
    In consiglio comunale sono state proiettate le slide fornite dagli organi sanitari regionali ai sindaci, in cui sono fornite le prove delle contaminazioni della popolazione, con differenze tra i Comuni di Ulss 5 (che ha bevuto, e beve ancora, acqua da un acquedotto contaminato) e Ulss 6 in cui invece siamo allacciati a Vicenza.
    Ho due domande: 1. la ns contaminazione (Comuni Ulss6) non dimostra che i Pfas passano alla popolazione anche senza passare dall'acquedotto? Io penso anzitutto ai cibi, ma appunto, le chiedo: considerato che l'acquedotto attuale è stato costruito fin dagli anni '70, in quali forme è avvenuta e sta avvenendo la contaminazione oggi, se non attraverso la catena alimentare?
    Seconda domanda, connessa alla prima: ho letto che nell'acquedotto di Vicenza i Pfas sono nulli, è così?
    Grazie e cordiali saluti

    Manuel Gazzola

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    1. Innanzitutto grazie per il commento. Per quanto riguarda l prima domanda: le principali vie di contaminazione da pfas sono l'acqua potabile, gli alimenti e l'aria inspirata. L'importanza relativa delle diverse vie dipende da tanti fattori: pe resmepio l'aria è più importanti per gli operai addetti alla produzione dei pfas, ma può acquistare importanza anche per e le persone che vivono attorno alla fabbrica se i pfas sono emessi dal camino.L'acqua e gli alimenti sono più importanti per le persone che usano falde contaminate per bere e/o per irrigare o allevare animali. Quindi la risposta è sì, i pfas sono assorbiti per via orale con l'acqua ma anche con gli alimenti e, in misura misura, con l'aria che respiriamo nelle vostre case specie se si usano tanti detersivi o altri prodotti contenenti pfas. Per la seconda domanda deve chiedere al suo sindaco o vedere se esistono dati pubblicati sul sito del gestore e/o dell'ULSS. Tuttavia, nei documenti più recenti, il comune di Vicenza è sempre inserita nelle zone ad alto inquinamento, in quanto tutti i tipi di pfas sono stati trovati superiori ai limiti primi del 2013 nella rete dell'acquedotto e/o nelle acque profonde. Se per nulli intendiamo zero non credo che sia così, se invece intendono che sono entro i limiti può essere vero. Io sul sito dell'ULSS 6 non sono riuscito a trovare i risultati delle analisi.

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    2. Grazie per la sua sollecita risposta. Sono consigliere comunale, richiederò all'Ulss 6 i risultati delle analisi.
      Le faccio ancora alcune domande, mi pare che ci intendiamo.
      Esiste qualche ulteriore ricerca / documentazione che possa dimostrare in quali misure le diverse vie (acqua, alimenti, aria) incidono nella contaminazione della popolazione?
      Ho letto di tracce nelle uova e nei pesci. E' stata condotta, o si sta conducendo, un'analisi COMPLETA sui prodotti di agricoltura ed allevamento nell'area contaminata? Carni, latte, cereali, vino... completa insomma.
      La ringrazio

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